Vardo dopo la tempesta di Kiran Millwood Hargrave

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Recensione

Ispirato a fatti storici realmente accaduti, a donne perseguitate, torturate e uccise nell’estremo nord-est della Norvegia della prima metà del 1600, Vardo dopo la tempesta è un romanzo che mi ha affascinato e catturato fin dall’incipit, dalle cui righe trasuda una fortissima drammaticità, un acuto dolore che anticipa l’intera vicenda narrata, costringendomi addirittura a fare le ore piccole pur di non staccarmi da Maren, Ursa e Kirsten. Figure femminili incredibili, più temute per il loro coraggio, la loro forza e la loro audacia che per reali accuse di stregoneria, ovviamente fasulle. Sono donne cristiane, ma anche donne del Grande Nord: coriacee, toste, determinate, con alle spalle una passato ricco di cultura e di una tradizione religiosa  che talvolta faticano a lasciar andare. E sono donne che non si arrendono al destino, ad urlare tutto il loro strazio, a quella “balena” che le ha volute sole, privandole di figli e mariti, a lottare per la sopravvivenza. E questo le ha condannate. E’ un libro carico di significato, intenso e duro come la terra in cui è ambientato. Commovente, spietato e senza via di scampo come solo l’inquisizione sapeva essere. Finora è il libro più bello che ho letto quest’anno.

 

 

 

Trama

1617, Norvegia nordorientale. In una funesta vigilia di Natale, il mare a Vardø si è improvvisamente sollevato e una folgore livida ha sferzato il cielo. Quando la tempesta si è acquietata in uno schiocco di dita, così com’era arrivata, le donne si sono raccolte a riva per scrutare l’orizzonte. Degli uomini usciti in barca non vi era, però, nessun segno. Quaranta pescatori, dispersi nelle gelide acque del Mare di Barents.
Alla ventenne Maren Magnusdatter, che ha perso il padre e il fratello nella burrasca, e a tutte le donne di Vardø non resta dunque che un solo compito: mettere a tacere il dolore e cercare di sopravvivere.
Quando l’inverno allenta la presa e le provviste di cibo sono quasi esaurite nelle dispense, le donne non si perdono d’animo: rimettono le barche in mare, riprendono la pesca, tagliano la legna, coltivano i campi, conciano le pelli. Spinte dalla necessità, scoprono che la loro unità può generare ciò che serve per continuare a vivere.
L’equilibrio faticosamente conquistato è destinato, però, a dissolversi il giorno in cui a Vardø mette piede il sovrintendente Absalom Cornet, un fosco e ambiguo personaggio distintosi, in passato, per aver mandato al rogo diverse donne accusate di stregoneria.
Absalom è accompagnato dalla giovane moglie norvegese, Ursa, inesperta della vita e terrorizzata dai modi sbrigativi e autoritari del marito. A Vardø, però, Ursa scorge qualcosa che non ha mai visto prima: donne indipendenti. Absalom, al contrario, vede solo una terra sventurata, abitata dal Maligno. Un luogo ai margini della civiltà, dove la popolazione barbara dei lapponi si mescola liberamente con i bianchi e dove una comunità di sole donne pretende di vivere secondo regole proprie.
Romanzo che trae ispirazione dai processi alle streghe di Vardø del 1620, Vardø. Dopo la tempesta «getta luce su uno spaventoso spaccato di storia, raccontando la brutale sottomissione delle donne, la superstizione che aleggia nei luoghi isolati e le atrocità compiute in nome della religione. Un romanzo davvero potente» (Publishers Weekly).

 

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