Giro di vite di Henry James

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Recensione

Era da molto tempo che non mi immergevo nelle atmosfere cupe e insidiose di un romanzo gotico e questo classico di James mi ha fatto rivivere vecchie e piacevoli sensazioni, brividi vintage, se vogliamo, assuefatti come siamo a thriller e orror. E anche questo libro, di per sé, è un orror, ma  di qualità, coinvolgente e affascinante. Il finale è un colpo da maestro, prevedibile, certo, ai giorni nostri, ma assolutamente azzeccato, inevitabile direi. L’alone di mistero inquietante che aleggia intorno ai due bambini, e la loro tranquillità nel percepire la presenza delle due entità spettrali, immobili, immutabili eppure così “concrete” sono il fulcro del romanzo. Un po’ meno lodevoli sono le affermazioni vagamente maschiliste inserite dall’autore e riportateattraverso la voce narrante femminili (un contrasto). In ogni caso, le quattro stelline se le merita tutte!

 

 

 

Trama

Protagonisti di “Giro di vite”, forse il più celebre tra i romanzi brevi di Henry James, sono Flora e Miles, due bambini perseguitati dai fantasmi di un’istitutrice e di un maggiordomo, e intrappolati in quella che Fausta Cialente nella nota al testo definisce una “tirannica atmosfera”. Ai classici motivi del racconto nero, “gotico”, James unisce una sottile indagine psicologica, consegnando al lettore uno dei più suggestivi racconti del mistero, sempre al confine tra realtà e soprannaturale.

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