Recensione: Quel che la marea nasconde di Marìa OruÑa

20220603_170412 Le storie costruite attorno all’escamotage della “camera chiusa” hanno sempre esercitato uno strano fascino su di me. Da una parte mi incuriosiscono e mi intrigano, soprattutto mi piace l’idea di capire come l’autore sbrogli la matassa in maniera coerente e realistica senza scadere nell’irrazionale (diciamoci la verità: a inventare una situazione assurda e apparentemente impossibile è facile, il difficile viene dopo, nel chiarire le cose), dall’altra invece temo sempre che il rischio di cadere nell’insensato e nella delusione sia dietro l’angolo. Ma di certo non è questo il caso di Quel che la marea nasconde (Ponte alle Grazie, pp. 456), il romanzo della scrittrice spagnola María Oruña, arrivata finalmente anche nella nostra penisola e che ha tutti i numeri per essere eletto a giallo dell’estate 2022. La scrittrice, infatti, rispolvera una “vecchia” tipologia di giallo e la fa propria, donandogli credibilità e originalità senza dimenticare gli insegnamenti dei classici Poirot e Maigret, il cui stile sembra sempre riecheggiare nelle pagine della Oruña. Un omicidio nell’immediato inspiegabile e impossibile il cui mistero viene lentamente svelato, passo dopo passo, grazie all’abilità dell’autrice di disseminare falsi indizi che disorientano e ingannano il lettore, ma non la determinata e arguta detective Valentina Redondo, un personaggio complesso e dinamico in grado di “sorreggere” e fare da collante all’intera storia, sia da un punto di vista emotivo-personale (vista la tragedia che l’ha colpita) che da un punto di vista meramente narrativo. I personaggi, sì, sono tanti ma ognuno di essi si incastra con l’altro in modo lineare e naturale senza “far perdere il filo del discorso” al lettore e hanno una propria e personale storia che non risulta aliena alla trama. La trama centrale del romanzo, quindi, si sposa benissimo con le varie sotto-trame presenti. Unico neo riguarda il fatto che spesso ho trovato queste sotto-trame dispersive e ridondanti, con troppe pagine dedicate a riflessioni, ragionamenti e aspetti emotivi e psicologici dei personaggi e della loro vita privata. Credo che con 150 pagine in meno il romanzo sarebbe stato davvero, davvero perfetto. Cinzia Ceriani
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