Recensione Incubo di Wulf Dorn

copj170.asp Sarà difficile questa volta. Wulf Dorn è uno dei miei autori preferiti, lo adoro. Adoro il modo che ha di scrivere e raccontare ma voglio comunque essere imparziale, o per lo meno provarci.
Ciò che mi piace così tanto dei romanzi di Wulf Dorn è il sapiente intreccio tra irrazionale e razionale, il modo in cui riesce a legare, scindere e di nuovo amalgamare per distinguere questi due elementi essenziali del thriller psicologico, senza banalizzarlo o generalizzarlo. Di come riesca, attraverso l’irrazionale, a creare la storia, la suspense e a scavare nella mente e nella vita dei suoi personaggi; di come questo irrazionale diventi, ad un certo punto, razionale. Ogni pezzo trova la sua giusta collocazione all’interno del puzzle, ogni aspetto, ogni particolare, ogni azione e persino ogni ragionamento o paura, viene spiegato così naturalmente che ci si chiede come si abbia fatto a non arrivarci prima, così semplicemente da spiazzare. E, sembrerà bizzarro, ma far diventare razionale l’irrazionale conferisce una sorta di rassicurazione indiretta alle paure del lettore, come se gli dicesse “non preoccuparti, andrà tutto bene perché le cose stanno così, così e così”. E’ folle, lo so, ma è su questo piano, emozionale e narrativo, che si pone Incubo (Corbaccio, pp. 368), l’ultimissimo romanzo del logopedista tedesco i cui romanzi conquistano ogni volta la vetta delle classifiche internazionali. E’ uno psico-thriller dai toni oscuri e misteriosi, a volte con segnali contrastanti, che si sposta continuamente dal piano onirico a quello “reale” e da quello reale a quello immaginifico. La mente umana è una macchina imperfetta, facilmente soggiogabile. E questo romanzo ne è la perfetta riprova. Non a caso è ispirato, in chiave ovviamente molto diversa, alla famosa favola di Cappuccetto rosso. Le favole, infatti, a differenza delle fiabe, sono nate inizialmente come racconti horror adattati poi, nel corso dei secoli, per i bambini (vedi nella versione originale de La sirenetta, di Cenerentola o di Biancaneve, le sevizie e le torture delle protagoniste).
Incubo mi ha davvero colpita, sotto molti aspetti, tanto che io che leggo molto la sera fino tardi, e molti thriller, ho preferito evitare di leggerlo prima di dormire.
L’unico mio rammarico riguarda il fatto che purtroppo al lupo tocca sempre la parte del cattivo, ma, e forse non c’è frase più azzeccata di questa, il lupo sarà sempre cattivo se si ascolta solo Cappuccetto rosso.Cinzia Ceriani
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