Home » Carte di tavola di Agatha Christie

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Recensione

In questo periodo sto leggendo pochissimo, purtroppo, il lavoro mi sta assorbendo molto, ma per un Poirrot… il tempo lo si trova sempre. Solitamente, Agatha Christie è una garanzia e il suo detective belga lo  è ancora di più, tuttavia in questo libro, per i miei gusti, ci sono stati un po’ troppi colpi di scena sul finale, sembrava quasi artificioso, e non sempre sono riuscita a seguire alla perfezione le mosse del protagonista, a volte la narrazione è un po’ confusa. Probabilmente non è uno dei romanzi migliori di “zia Agatha”. A ogni modo, gli intrighi, i collegamenti causa-effetto e i misteri che l’autrice sa creare hanno il potere di lasciarmi sbalordita ogni volta che leggo un suo romanzo. La trama è sorprendentemente intrecciata, “complicata”. Poirrot, poi, è un personaggio d’eccezione: intelligente, arguto, astuto e un tantino sbruffone a volte, ma di sucuro un gran signore. Amo particolarmente il personaggio della signora Oliver, scrittrice di gialli amica di Poirrot che sicuramente rappresenta lo spirito di Agatha Christie, la sua presenza nei suoi romanzi. L’ambientazione di inizio ‘900, poi, mi piace da impazzire.

 

 

 

Trama

Decisamente uno strano invito a cena quello che ha ricevuto Poirot. Il suo anfitrione, il mefistofelico Schaitana, ha infatti promesso al celebre investigatore di mostrargli la più strana delle sue collezioni: quella di criminali che hanno commesso un delitto e non sono mai stati scoperti. Poirot, incuriosito, si reca al ricevimento con un funesto presentimento e ben presto scopre che la sua sensazione era ben motivata. Infatti, mentre gli invitati, tra i quali altri tre celebri cacciatori di delitti, sono impegnati in una partita a bridge, qualcuno pugnala a morte l’eccentrico padrone di casa. Il caso si presenta subito difficile da risolvere, il colpevole senza dubbio si nasconde tra gli ospiti, ma tutti sembrano al di sopra di ogni sospetto, eppure almeno uno di loro, in passato, ha già ucciso.

 

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