Home » Novella degli scacchi di Stefan Zweig

978-88-541-6972-2

Recensione

Non è la prima volta che vi parlo di Stefan Zweig e credo che non sarà neppure l’ultima. In lista ho altri suoi lavori, e se sono come la Novella degli scacchi, avrò la certezza di leggere qualcosa di qualità. Scorrevole, semplice, lineare, eppure intensa e profonda, la Novella è un breve romanzo, o un lungo racconto, fra i migliori che abbia mai letto. In essa si può trovare, nella strategia del gioco protagonista di queste brevi pagine, un’interessante metafora sulla vita, sul modo in cui le persone si relazionano e affrontano la vita stessa, in una competizione continua atta a garantire la propria sopravvivenza. In fondo parliamo di Zweig, un ebreo austriaco costretto ad emigrare per sfuggire alla furia nazista. Ed è proprio in questo frangente, grazie al Dr B., che gli scacchi diventano da un lato la via di fuga alle torture psicologiche che subisce dalla Gestapo e, dall’altra, un’ossessione patologica che lo incatena. Il gioco come strategia di vita, come opportunità per dare un senso alla propria esistenza, ma anche come salvatore e carnefice al contempo.

 

Trama

Chi è lo sconosciuto in grado di tenere testa al grande Czentovic, il campione del mondo di scacchi? Dice il vero, quando sostiene di non giocare da più di venti anni? Quale mistero nasconde in realtà quest’enigmatico giocatore? Scritto pochi mesi prima che Zweig si suicidasse nella città brasiliana di Petrópolis, “Novella degli scacchi” è una inquietante favola, “un piccolo contributo – come sostiene con dolorosa ironia il protagonista – a questa nostra epoca cosi grande e soave”. “Fra i due si instaurò di colpo un rapporto diverso; una pericolosa tensione, un odio appassionato. Ormai non erano più due persone che volevano mettere alla prova la propria perizia nel gioco, erano due nemici che avevano giurato di distruggersi a vicenda”.

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