Nanà di Emile Zola

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Recensione

Capisco, ma di certo non condivido, i motivi per i quali a suo tempo, all’epoca della sua pubblicazione, siamo nella nella Francia della seconda metà dell’Ottocento, questo romanzo sia stato criticato, osteggiato e censurato. Volendo fare un paragone – molto, molto, molto forzato e assolutamente improprio, ne sono consapevole, ma è solo per rendere l’idea perché un reale confronto è davvero impossibile per diverse ragioni  – Emma Bovary, davanti a Nanà, è una pivella. Nell’opera di Zola vi è, nero su bianco, tutto quello che la “buona”, rispettabile, puritana Francia dell’epoca tentava di nascondere sotto il tappeto dell’ipocrisia: conti, marchesi, principi, giornalisti che tradivano le mogli con attrici di teatro e prostitute, che dilapidavano interi patrimoni in nome di piaceri effimeri; scene di nudo pubbliche, relazioni con minori, baci saffici e tentativi di suicidio dattati da amori non corrisposti. Nanà, certo, non è una santa, ma nemmeno una vittima. E’ sicura di sé, arrogante, egoista e arrivista, e non nutre alcuna fiducia nell’amore, nei rapporti di coppia. Ovvio, e come potrebbe? Gli uomini della sua vita l’hanno sempre sfruttata per la sua avvenenza fisica, mai come persona in quanto tale, e l’unica volta in cui si invaghisce di un uomo suo pari, un attore, lui la maltratta, la picchia, la umilia e le porta via ogni singolo spicciolo, tanto che lei è addirittura costretta a prostituirsi sulla strada per mangiare. E’ un romanzo molto denso di contenuti ma dalla prosa facile e scorrevole, sottile anche. E’ un grande classico, amato, odiato e contestato, ma Zola è Zola ed è difficile, per me, non stimarlo, non amare i suoi scritti e la sua narrazione priva di inibizioni e “infiocchettamenti” ipocriti. Nanà è un grande e difficile personaggio, e devo dire che a volte mi è davvero risultato difficile empatizzare con lei, molte sue scelte sono davvero crudeli e mi veniva voglia di urlarle in faccia. Ad ogni modo, nulla, nessun parere può intaccare la sua importanza, rimane  uno dei personaggi chiave dell’opera di Zola, forse più importante di Teresa Requin, ma fra le due, la conquista del podio è davvero un’impresa ardua.

 

 

 

Trama

Nanà ha per protagonista una prostituta e per tema uno dei nuclei attorno a cui ruota l’intero progetto zoliano: la carne, ovvero la pulsione e la ricerca ossessiva del piacere. L’affresco orchestrato da Zola si basa, come sempre nello scrittore francese, su un lungo lavoro preparatorio fatto di interviste a prostitute vere e racconti di amici ben introdotti nell’ambiente galante. Pubblicato nel 1880, il romanzo riesce a descrivere dall’interno la vita del Secondo impero e il suo sistema dei valori. Nanà esibisce fin da subito una sorta di irrefrenabile propensione al vizio, che la porterà via via a rimorchiare sconosciuti, di ambo i sessi, nei ristoranti e per strada, anche una volta raggiunta la consacrazione nell’empireo delle mantenute di lusso. Ha più volte la possibilità di sposarsi e quindi di sistemarsi, ma sempre prende a calci le opportunità di redenzione sociale che le vengono offerte. Perché lei ama il vortice della vita e sente nascostamente l’impulso di dover trascinare con sé alla rovina quante più persone riesca della società decadente nella quale vive. Fra i grandi romanzi di Zola, Nanà è forse il più insinuante e indiscreto, sicuramente uno dei più noti e amati. Finalmente in una nuova e bellissima traduzione.

 

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