Colazione da Truman di Lawrence Grobel

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Recensione

Come mio solito, quando si tratta di letture di questo genere, ho iniziato il libro con un po’ di titubanza, con poca convinzione, invece poi, man mano che procedevo nella lettura, mi sono ritrovata affascinata e coinvolta nella personalità poliedrica di questo autore americano. Ironico, senza peli sulla lingua, sincero fino al midollo e tormentato. Un omosessuale dichiarato nell’ottusa ma sfavillante, almeno da un punto di vista artistico e letterario, America della seconda metà del ‘900. Capote aveva una sua personale idea e opinione su tutto e tutti, e raramente sbagliava; era amico di Marilyn Monroe, Marlon Brando, Flannery O’Connor e tanti altri. Era un ometto molto intelligente e perspicace, un esibisionista, un dandy vagamente dedito all’esagerazione e a una sottile vena di autolesionismo, ma era anche amante della calma e della tranquillità, che lui ricercava costantemente. Aveva gusti precisi e molto particolari, possedeva idee chiare e non si poneva problemi ad esprimerle apertamente. Amava New York e odiava Los Angeles e Holliwood. Scrittore, sceneggiatore e giornalista, a lui si deve “l’invenzione” del romanzo verità, dell’ingresso della cronaca nella narrativa, o viceversa, dipende dai punti di vista. Il giornalista, se vogliamo, che incontra lo scrittore. Capote è stato unico, un autore che ci ha regalato personaggi iconici come Holly Goulith di Colazione da Tiffany. Visionario, intuitivo e grande interprete della realtà del suo tempo, e anche di quello futuro, è stato un autore davvero speciale, e queste interviste lo dimostrano in pieno.

 

 

 

Trama

«Tutta la letteratura è pettegolezzo». Così Truman Capote, il maestro del new journalism, liquida con una delle sue abituali provocazioni antiletterarie qualsiasi visione sacrale dell’arte e dell’artista. È il Capote più irriverente quello che emerge dalle pagine di questo libro-intervista, in cui Lawrence Grobel ha raccolto due anni di incontri e conversazioni con l’autore di A sangue freddo. Capote è qui il dandy, l’esibizionista, il personaggio pubblico prima ancora che il grande scrittore: l’anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti. A metà strada tra il gossip letterario e la ri? essione culturale su un’epoca mitica, Colazione da Truman offre l’imperdibile ritratto del Novecento americano e dei suoi protagonisti, dalla viva voce di un testimone d’eccezione.

 

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