John Star di Alain Elkann

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Recensione

In realtà non è facile descrivere questo breve, appena 180 pagine, romanzo. Grottesco e assurdo sono i primi aggettivi che mi vengono in mente. La voglia di fuggire, di estrema libertà, di vivere più e diverse vite sono i temi centrali e pur di ottenere questi obiettivi il protagonista, un giornalista ebreo stanco, insoddisfatto e frustrato, è disposto a tutto, anche a sottoporsi a interventi di chirurgia plastica imponenti e ad abbandonare i suoi figli. Ben presto, però, scoprirà che per quanti sforzi possa compiere sfuggire da se stessi e dal proprio passato è impossibile; si può cambiare l’aspetto esteriore di un uomo, il suo stile di vita, ma non la sua anima, non la sua brama di far sapere al mondo che esiste. E’ stata una lettura particolare, unica oserei dire, molto interessante, che mai ho affrontato e ne sono rimasta piacevolmente colpita. Anche l’autore non l’avevo mai sentito prima. Suggerimento: se doveste mai decidere di leggere questo libro armatevi di ironia, sense of humor e una buona dose di apertura mentale.

 

 

Trama

Il giornalista ebreo David Goldberg è stanco del suo lavoro, dell’appartenenza religiosa e della sua vita familiare. Solo la fuga gli sembra una situazione praticabile: cambia volto e nome per seguire i suoi desideri e costruirsi un’identità nuova e completamente libera da ogni vincolo. Da New York a Londra a Palermo: fa il ballerino, il tassista, il fotografo e poi ancora il giornalista. Donne belle e prorompenti, eleganti o sensuali attraversano la sua vita, attratte dal suo incredibile magnetismo. Nel suo inquieto vagare, incontra anche la figlia, senza che lei lo riconosca. Un itinerario che si conclude a Gerusalemme, città simbolo della convivenza tra identità diverse.

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