La luna e sei soldi di W. S. Maugham

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Recensione

Nel creare il protagonista della sua opera, Maugham si è ispirato a Paul Gauguin, con il chiaro intendo di parlare di lui, di presentare, anche se in maniera romanzata, la biografia del famoso artista. Il risultato è il ritratto di un uomo controverso e di certo fuori dalle righe, per la società dell’epoca, ma che è rimasto fedele a se stesso fino alla fine. Un uomo che, nonostante gli stereotipi e le regole del vivere civile, se n’è infischiato di tutto e di tutti per inseguire e realizare i suoi desideri, per poter mostrare al mondo ciò che il suo occhio interiore desiderava imprimere sulla tela con colori e forme. Egoista, forse, ma coraggioso. E Maugham è stato molto abile nel descrivere tale personalità, attento ai dettagli e alle situazioni, sempre con uno stile semplice e pacato, addirittura, soprattutto alla fine del libro quando narra delle opere che Strickland, questo il nome che l’autore attribuisce all’artista, realizza a Thaiti,  poetico. E’ il primo romanzo che leggo di Maugham e credo che presto ne leggerò altri, mi ha coinvolto, mi ha fatto arrabbiare e anche indignare, per certe affermazioni, e riflettere. Mi ha fatto vedere un uomo che aveva del magico dentro di sé, altrimenti non si spiegherebbe la bellezza delle sue opere, e quanto questa vita possa essere crudele con chi ha un “dono”. Consigliato.

 

 

 

Trama

Dietro le drammatiche vicende di un pittore che abbandona l’Europa per Tahiti, è ben riconoscibile in questo romanzo la storia di Paul Gauguin. Quando il libro apparve, subito dopo la prima guerra mondiale, si trattava di una novità sconcertante, perché l’artista come personaggio aveva ancora una lunga strada da percorrere nella letteratura del secolo. Non solo: molto tempo prima che autorevoli teorici prescrivessero al romanzo, per trovare una via d’uscita, di ibridarsi con altri generi – l’inchiesta, il saggio, il frammento autobiografico –, un autore che per generazioni è stato considerato troppo prudente, troppo ligio al proprio mestiere, troppo rispettoso dei suoi canoni, poneva in atto proprio questo esperimento. E in pagine destinate a diventare immensamente popolari, metteva in scena – come sempre o quasi – se stesso, ma stavolta nella doppia veste di Strickland, un agente di cambio che per amore della pittura lascia il solido mondo della City per quello assai meno rassicurante di Parigi prima e di Tahiti poi, distruggendo lungo il cammino la vita di due donne, e del suo involontario biografo, un giovane deciso a indagare sugli oscuri, brutali, inaccettabili moventi di ogni vero artista. Celebre soprattutto come evocazione di Paul Gauguin, questo romanzo magistrale ci appare oggi finalmente per quello che è: un’inchiesta conturbante sull’attrazione fisica e totale per il bello, enigma «che in comune con l’universo ha il merito di essere senza risposta». La luna e sei soldi apparve per la prima volta nel 1919.

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