Gilgi, una di noi di Irmgard Keun

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Recensione

La forza incontrastabile, la grinta, l’energia e la sete di indipendenza e di realizzazione di sé di una donna che, nell’Europa devasta degli anni Trenta, si perde e si ritrova. Caparbia e con quel pizzico di egoismo che le indica la giusta direzione, perchè se non si aiuta se stessi non si può pretendere di aiutare gli altri. Tutto questo, e molto di più, è Gilgi, una di noi di Irmgard Keun (pp. 234, L’Orma editore).  Una donna che non permette ad alcuno, che siano i suoi genitori o l’amore della sua vita, di cambiarla, manipolarla o renderla un’insignificante bambolina. Una donna che lavora, che sa badare a se stessa, che sa cosa vuole e come prenderselo.

Un libro che colpisce per due semplici motivi: da un lato lo stile linguistico e gli argomenti affrontati (l’amore, l’aborto, la povertà, l’abbandono genitoriale, il lavoro e l’indipendenza economica femminile) che per quegli anni era qualcosa di impossibile e di letteralmente impensabile, figuriamoci se un modo simile di vedere la vita e di vivera, per una donna, veniva anche diffuso; dall’altro lato perchè Gilgi, proprio per gli argomenti trattati, è davvero una di noi, una ragazza degli anni Trenta che è tale e quale ad una ragazza di oggi, del 2017. Con gli stessi problemi, le stesse paturnie, gli stessi dubbi, le stesse ansie, gli stessi desideri. L’attualità e la modrenità di questo romanzo, che all’epoca fu dato alle fiamme dai nazisti nel purtroppo famoso rogo di Berlino e censurato pesantemente, è talmente evidente, incisiva e presente da dare l’impressione che il libro sia stato scritto pochi mesi fa. E’ uno di quei romanzi che potrei addirittura definire una “pietra miliare per le donne”, ognuna di noi dovrebbe leggerlo almeno una volta. E’ una perla rara della letteratura al femminile che, finalmente, è tornata a splendere nelle librerie.

 

 

 

Trama

Gilgi è una ragazza allegra e indipendente, decisa a farsi strada nella vita. È cresciuta in una famiglia borghese, tra mobili che sanno di vecchio e idee di un’epoca ormai superata. Rappresenta, qua- si programmaticamente, un esempio limpido e scanzonato di quella che i giornali del suo tempo definiscono – tra stupore e preoccupazione – la «nuova donna». Quando non lavora come segretaria e dattilografa, ascolta il jazz, fantastica sul futuro, ama flirtare e divertirsi in compagnia di amici come Pit, che pontifica sul socialismo, e Olga, che è affascinante e non ha paura di esserlo. La sua esistenza, sempre scorsa sui binari di una rigorosa e sognante autodisciplina, deraglia però quando conosce Martin, uno scrittore bohémien capace di scuoterne le certezze costringendola ad affrontare i paradossi e i contrappassi dell’autonomia in un mondo di uomini. L’incontro con l’amore innesca infatti – oltre a un’euforia bruciante – una strenua e vitale sfida per conquistare e difendere la propria libertà, che sfocia in un finale vertiginoso e sorprendente. Una protagonista memorabile – proprio perché «una di noi» – costella di risa, palpiti e pensieri questo romanzo ilare e sensuale, che per la sua sfacciata modernità negli anni Trenta venne messo al rogo dai nazisti. Un gioiello di stile capace di raccontare con leggerezza e ironia una donna che non si arrende, alla tumultuosa ricerca di una sottile, ingorda, dirompente felicità.

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