Luis Sepùlveda a Vicenza: Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà

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Luis Sepùlveda presenta il suo ultimo libro:

Storia di un cane che insegnò a un bambino la ledeltà

Senso della comunità inteso come condivisione e sostegno reciproco; il coraggio del dissenso, il diritto di esprimere in piena libertà la propria opinione e le proprie convinzioni; l’importanza di conservare la memoria storica per capire il presente e guardare al futuro, perché «un popolo è un vero popolo quando lotta per proteggere le proprie origini.» Sono i temi che accomunano le quattro favole dello scrittore cileno Luis Sepùlveda, conosciuto dal grande pubblico con il romanzo Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, che nella sua tappa italiana ha incontrato i lettori alla libreria Galla di Vicenza per presentare il suo ultimo libro Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. Preceduto da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico, Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza (tutti editi da Guanda), anche quest’ultimo volume vuole essere «una storia adatta a tutti – ha affermato l’autore – non solo ai bambini. Ho scelto le favole proprio per questo motivo, perché possano leggerle sia gli adulti che i bambini, i cittadini di domani. Loro hanno un’intelligenza acuta e percepiscono concetti che spesso gli adulti non considerano, troppo presi dagli impegni e da un lavoro sfiancante con uno stipendio da fame.» Sepùlveda ha poi puntato l’attenzione sul diritto al dissenso e alla conservazione della storia e della tradizione dei popoli parlando dei Mapuche, (Mapu – terra; che – gente; Gente della Terra) una popolazione amerindio originaria del Cile centro- meridionale e dell’Argentina del sud in perenne lotta, prima con l’Impero Inca e poi con gli spagnoli e gli europei, per la conservazione e la tutela delle proprie terre e delle proprie tradizioni contro “i grandi” della terra. E dei Mapuche fanno parte i due protagonisti del libro, un bambino indio e il suo cane, un pastore tedesco che soffre di nostalgia per la separazione dal suo giovanissimo amico per mano di uomini malvagi. «La storia che ci viene comunemente spiegata e tramandata è una farsa, un’enorme menzogna a favore del capitalismo e dei potenti- ha concluso Sepùlveda- ecco perché ho deciso di parlare dei Mapuche, per la grande forza, orgoglio e determinazione che ogni giorno dimostrano. È compito dello scrittore essere testimone reale della storia, far conoscere al popolo la verità e la realtà, perché solo un popolo consapevole della propria storia può essere un vero popolo.»

 

 

 

 

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