Troviamoci davanti al mare

Eppure non doveva essere così difficile incontrarti. “Troviamoci davanti a un mare, uno qualunque”, mi avevi detto, salutandomi con un bacio. “L’immensità della sua vista ci troverà uniti, e che meraviglia sarà, allora, stringerci le mani assaporando le onde in arrivo!” Belle, le tue parole. Ci avevo creduto, portavano con loro il tuo sapore ingenuo per la vita, la tua meraviglia davanti a ogni nuovo sentimento. “Non riesco a non pensare a te”, continuavi a scrivermi. In qualunque momento del giorno e della notte, mi appariva sul cellulare sempre un nuovo messaggio con la stessa identica frase. Una volta ti ho chiesto se la copiassi e incollassi per risparmiare tempo. I tuoi occhi, in quel momento, traboccavano così tanto dolore che mi sono sentito piccolo e colpevole. Il piacere che provavi a scrivermi quelle parole, giorno per giorno, mi hai risposto, era una delle sensazioni nuove per le quali ti meravigliavi a ogni ora, e ringraziavi il mondo. E continuavi a riscriverle come in un mantra, per non perdere il dono di quella gioia. “Non riesco a non pensare a te”. E perché dovresti farlo?, ti chiedevo. Pensami, sognami, amami, tienimi con te.

Eppure non doveva essere così difficile incontrarti. Avevi detto che bastava avere un mare davanti, e noi ci saremmo trovati. Non ho smesso di crederci mai, nemmeno quando ti ho fatto promettere che non saresti sparita, perchè iniziavo a percepire la tua trasparenza nelle mie giornate. Come un ologramma, che si scolora al sole. E lo ritrovi vuoto, disabitato, seccato dal calore e dall’aria. Nemmeno allora. Ho camminato e mangiato, vissuto e aspettato. Ho ascoltato la musica di questo mare e di mille altri, pervaso dalla tua dolorosa assenza, sicuro che prima o poi avrei trovato quello che ti avrebbe riportato a me.

Fisso quest’acqua chiara e i gabbiani che portano in giro il loro pallore, oggi, e alla fine di questa nuova giornata mi ritrovo ancora a pensare che non doveva essere così difficile incontrarti. Le istruzioni erano semplici e io ci avevo creduto: mi bastava trovare una distesa azzurra, e lì davanti avrei riavuto te. I tuoi occhi, quando mi hai salutato, me lo hanno giurato. E loro, almeno loro, erano incapaci di mentire. Io non smetto di crederci. Devo solo trovare un nuovo mare, uno solo, sarà l’ultimo, lo so: cambiare nuovamente città, gente, regioni, paesaggi. E stare a guardare. Prima o poi ci incontreremo, davanti a un mare, uno qualunque. Io e te.

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