Tania Piazza

Nata e cresciuta nella provincia vicentina nel 1971, dove tutt’ora risiede con la famiglia, Tania Piazza lavora nel settore commerciale da diversi anni ed è una grande appassionata di letteratura classica e contemporanea. Il suo amore per la scrittura nasce proprio da qui, dal viscerale sentimento che nutre per la lettura, fin dalla tenera età. Dice di sé: “amo scrivere da sempre, perché scrivere è un altro modo per parlare, solo più silenzioso.” Per Edizioni Sì ha pubblicato, nel 2013, il romanzo La cura delle parole.

Parlaci un po’ di te, Tania. Chi è Tania e com’è nata la tua passione per la scrittura?

Ho imparato ad amare la lettura prima della scrittura: è da lì, credo, che nasce questa mia passione. Leggere è un modo per costruirsi una cultura, ci insegna a esprimerci e a lasciare libera l’immaginazione. Fin da piccola ho sempre vissuto attorniata dai libri e ho con loro un rapporto molto forte: mi piace toccarli, annusarli, segnarci dentro le cose che più mi colpiscono; sono pezzi di me che vivono con me. La scrittura è per me un modo di esprimermi, perchè mi riesce molto più semplice scrivere che parlare: la parola scritta mantiene in sé la sua anima, che spesso si perde quando invece si parla. E’ questo il segreto dello scritto e la sua forza è il fatto che non pone limiti: lascia massima libertà alla fantasia, che può andarsene dove vuole!

Com’è bella la nebbia quando cade, di cosa parla il tuo romanzo?

La nebbia di cui parlo nel titolo ha un significato ampio. Diciamo che evoco quello stato di oblio nel quale si tende ad anestetizzare le proprie emozioni, come in un tentativo di difesa. Nel romanzo parlo di ciò che è “giusto” fare in nome dell’amore, fino a che punto ci si può spingere e ci si può in qualche modo giustificare. Mi piaceva l’idea di indagare su questo tipo di sentimento, sui moti dell’anima che rimangono ben nascosti perchè danno luogo ad azioni delle quali ci si potrebbe vergognare.

Miriam, Catherine e Ludovico. A chi ti sei ispirata per creare i tuoi personaggi?

Sono partita dall’idea di dar voce a delle persone cosiddette anziane perchè sono convinta che la quantità di vita che hanno da raccontare sia un patrimonio spesso dimenticato. L’intera vicenda si svolge nell’arco di qualche ora, ma in quel breve lasso di tempo i protagonisti rivivono i ricordi che danno luogo alla storia. Le sensazioni e le emozioni che si sprigionano da tali ricordi sono molto potenti, hanno una forza emotiva e narrativa che a tratti fa a pugni con le rughe e i visi ormai placidi e vissuti dei protagonisti che raccontano; è questo contrasto ad attirarmi, il nascosto che si cela dentro a ognuno di noi.

Quanto c’è della tua vita e della tua personalità in ognuno di loro?

In tutto quello che scrivo c’è qualcosa di mio! E’ inevitabile, è il segno distintivo di ogni artista; non parlo in senso autobiografico, ma di uno stile che deriva dalla propria personalità e dalle proprie esperienze di vita. Ogni personaggio che nasce dalla mia fantasia si porta dentro un pezzetto di me.

Il tuo romanzo è in parte epistolare. Lettere scritte da Miriam, e mai spedite, che Ludovico legge a distanza di anni. Ricorda, senza però esplicito richiamo, un po’ lo stile di scrittori famosi, tra tutti Grossman (che tu già citavi nel tuo primo romanzo, La cura delle parole) e il suo Che tu sia per me il coltello. Anche in questo caso, è voluto il riferimento?

Amo Grossman e Che tu sia per me il coltello è uno dei miei libri preferiti. Ma la scelta di un romanzo in parte epistolare, più che un tributo, è frutto di un mero piacere narrativo. Trovo che l’atto dello scrivere porti in sé una dose di intimità infinita… se poi lo scritto è una lettera, il tutto è sublimato. Oggigiorno si è persa la manualità della scrittura, la tastiera dei computer ha preso il sopravvento, ma provate a immaginare una persona china su un foglio di carta, con una penna in mano: la scena evoca in me un’intensità incredibile e, ancora una volta, una forte potenza narrativa.

Progetti per il futuro?

Non so stare senza scrivere, è un atto che mi fa stare bene e quando finisco un romanzo sento un senso di vuoto che devo riempire. In genere, appena finisco una storia, ne ho già in testa un’altra… e quindi la risposta è che ho già iniziato il mio terzo libro! Inoltre, mi sto dedicando anche alla scrittura di racconti e in particolare sto portando avanti una collaborazione con un amico fotografo: credo che dalla commistioni di arti diverse possa nascere sempre qualcosa di molto interessante e creativo, diversi punti di vista e modi di espressione che si incontrano per dare forma a qualcosa di nuovo.

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