Patrizia Cannazza

Patrizia Cannazza ha un’anima salentina e due occhi curiosi affamati di vita. Attratta da tutto ciò che riguarda i sentimenti, le piace esplorare l’animo umano per cercarne i lati più intimi, nascosti e sfuggenti. Vive nel Salento e il legame con il sud, il Mediterraneo, è sempre stato e rimane fortissimo.  Nella vita di tutti i giorni opera in ambito sanitario in libera professione. Dopo essermi diplomata presso il Liceo Psico-Pedagogico Sociale(Le), consegue la laurea in Podologia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pisa e presso lo stesso Ateneo consegue il diploma di Master in Posturologia Integrata. Nel 2009 consegue il diploma in Psicomotricità. Nel 2010 entra a far parte nell’ Elenco degli Esperti Nazionali in Metodi Narrativi con la Fiaboterapia. In questo periodo si sta specializzando in Counseling Psicobiologico nell’Università di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali di Torino.  Nel marzo 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo Sognavo una cenetta romantica. Il racconto La farfalla e l’unicorno è stato inserito nell’antologia Ti racconto una favola (Kimerik 2016). Un’opera è presente anche in Lettere d’amore 2016 (Kimerik 2016)

Parlaci un po’ di te, Patrizia. Com’è nata la tua passione per la scrittura?

 Grazie per l’opportunità!

Direi che è una passione innata. Amo molto leggere e scrivere, lo faccio di continuo, sul mio comodino c’è sempre un libro e un taccuino. Con la scrittura posso esprimere me stessa e la mia creatività. Sin dall’infanzia, è una passione e un bisogno di mettere nero su bianco i pensieri ed è estremamente positivo. Personalmente mi aiuta a mettere ordine alle idee, minimizzare lo stress, e mi serve come valvola di sfogo. Prendo spunto da ciò che provo, che vivo, o che rilevo osservando le
persone, dalle espressioni, dai gesti, mi immedesimo, immagino, insomma, i pensieri non si fermano
mai, la mente è sempre in fermento, è simile ad una strada trafficata nelle ore di punta.

Estremamente me è uno scritto molto sentito e personale che conduce il lettore a provare sentimenti forti: dolore, coraggio, speranza, voglia di vivere. Qual è il messaggio che vuoi inviare?

 Hayley Mills recitava così: “Io dico sempre una gran parte della guarigione è nelle tue mani”. Il mio più grande desiderio è che chiunque, dopo aver letto questo romanzo, si ritrovi con questa piccola, ma potente consapevolezza nel cuore.

 Il tuo è un libro che si legge in un paio d’ore. Come mai hai scelto di concentrare un argomento così importante, come l’affrontare una malattia, in così poche pagine?

 Bella domanda. Sinceramente, non sento la necessità di stabilire un numero delle pagine, è il contenuto che esse dovrebbero veicolare che mi interessa. Brevità, pregnanza emozionale, sono le caratteristiche del mio stile espressivo e comunicativo. La mia è una forma di narrazione che accorcia la distanza tra il narratore/lettore, rendendoli complici fino alla fine della storia. Da lettrice accanita, ho potuto constatare che ci sono racconti che rimangono nel cuore dei lettori per sempre, mentre molti romanzi alti quanto un mattone sbiadiscono nel nulla. Insomma, un bell’esercizio per la mia mente in costante movimento. Sicuramente le mie intenzioni non sono quelle di impartire lezioni dall’alto di un pulpito, ma quello di poter fornire spunti di riflessione su temi che reputo molto importanti per la persona coinvolta e non solo…e perché no, rimanere nel cuore di qualche lettore!

Quella che racconti, è una storia che ti ha toccato da vicino?

Ogni singola parola ha un forte valore personale. Questo lavoro, per me, è come una fotografia di vita vissuta filtrata attraverso la propria lente personale e poi affidate ad un foglio, che la conserva e la mostra a chi vorrà dedicare il proprio tempo soffermandosi per un attimo su di essa. Purtroppo ad ammalarsi sono stati i miei nonni. Ma in una famiglia, a prescindere, quando un componente si ammala di cancro, si “ammala” tutta la famiglia da un punto di vista di sofferenza psicologica. Anche nel mio ambito lavorativo ho avuto la fortuna di conoscere ed ascoltare delle vere amazzoni. Chi ha conosciuto la malattia spesso riesce a vivere la vita più intensamente. Per quanto mi riguarda è stato proprio così nel mio vissuto. E’ tuttavia una grande conquista poter dire di uscire migliori anche da situazioni difficili, in questo senso c’è un lato di positività anche nella sofferenza. Il cancro, per me, è stata un’opportunità per rivedere il mio modo di vivere, il mio modo di essere figlia, sorella, fidanzata, amica, è stato ed è uno stimolo alla solidarietà. Con “opportunità” non voglio offendere la sensibilità di nessuno, né esser equivocata. Il cancro esiste. L’ insegnamento ricevuto è trovare un equilibrio e uno sguardo nuovo sulle cose e sulla vita. In questo romanzo ho sofferto molto, forse come mai prima, con Vittoria e per Vittoria.

Fra le tue pagine si respira l’aria del Sud, il mare, i profumi della terra. Ce ne vuoi parlare?

Racchiusa nelle sue vecchie mura come uno scrigno, la mia Terra è un museo a cielo aperto, un vero incanto per gli occhi. Poi c’è il mare, elemento fondamentale nella mia vita. Da sempre il rapporto con lui è stato molto forte, un legame a cui non si può rinunciare. Lui è capace di regalare molti stati d’animo, è lì che ascolta quello che c’è nel tuo cuore e certe volte con il suo ondulare sembra comunicare qualcosa, come se volesse darti una risposta.
Io lo preferisco d’inverno, quando i colori si fanno più saturi, quando si dimostra più forte schiantandosi maestoso contro gli scogli.
È questo il mare che amo: forte, maestoso che pretende rispetto, quando per le spiagge c’è poca gente e posso stare sola con lui, indisturbata. Perché ci sono giorni in cui non capisco il senso della vita, di ciò che accade nel mondo e di quello che mi capita, momenti in cui ho bisogno e voglio star sola per pensare e per capire. Il Salento, per me, è uno stato d’animo, un modo di essere. Il Salento ha questo potere: accarezza le nostre anime pizzicandole, lasciando un segno permanente nell’animo.

La soddisfazione più grande che hai ricevuto dopo la pubblicazione del libro?

In poco tempo, sono successe così tante cose incredibili e inaspettate, che mi sembrava tutto un grande sogno. Senza dubbio la soddisfazione di leggere meravigliose recensioni da persone che lo fanno di mestiere e che non mi conoscono. Le persone più vicine a me, oltre ad essersi immediatamente congratulate, hanno letto il libro tutto d’un fiato considerandolo significativo o hanno rivissuto pezzi della propria storia attraverso Vittoria. Dietro ogni opera ci sono molti micro messaggi. Scrivere per non dire nulla per me è impensabile. Io ringrazio ognuno di loro anche attraverso questa intervista, se me lo permetti, per la loro vicinanza e per l’amicizia nei miei confronti. Non è scontato poi aggiungere che il ringraziamento maggiore va alla mia famiglia e al mio fidanzato che mi hanno dato un grande supporto in questo mio viaggio nella vita non solo “artistica”.

Stai già lavorando ad altri libri? Indiscrezioni, anticipazioni?

Certo che sì! Ho in cantiere più di un’opera. Ho iniziato un nuovo romanzo. L’unica anticipazione che posso darti è che si tratta di un’altra opera di medicina narrativa, con tema attuale. Per scaramanzia, il resto rimarrà un mistero finché non apporrò la parola FINE al manoscritto.

Progetti per il futuro?

Scrivere …per me è un progetto di vita.

 

 

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2 commenti a Patrizia Cannazza

  • Sebastiano de Marco  dice:

    Senzadubbiamente

  • Sebastiano de Marco  dice:

    Patrizia Cannazza è una valente professionista sanitaria, una brillante scrittrice ed una grandissima donna.

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