OSTERIA DEL TEMPO PERSO dI Annalisa Farinello

Ermes percorreva la strada senza fretta, cercava di rimandare il momento in cui avrebbe incontrato Ottavia mentre gli ritornarono nella mente le parole della sorella: quanto tempo era trascorso?
Sei mesi o forse erano sette?
-E se io volessi cambiare, smettere di fare questo mestiere?
-Cosa pensi di fare?
Farmacista è una professione di tutto rispetto!
-Una volta, ora sono un commesso con la laurea, un supermercato altro che farmacia!
Testa dura Ottavia, quando decideva qualcosa.
Inaspettato l’invito, era stata lei a fare il primo passo.
-Ho deciso cosa voglio fare della mia vita, ti aspetto domani nel casale del nonno..
L’ultima curva, un lungo respiro e si preparò mentalmente all’incontro.
Il casale sul cocuzzolo del colle, i vigneti a ritocchino, la costruzione antica dove avevano abitato i nonni, chiusa da tempo era tornata a vivere, viva quella casa dove avevano passato gran parte delle vacanze estive.
Un piacevole e doloroso ricordo, che fatica ingoiare la saliva con quel groppo alla gola!
Ottavia lo attendeva sotto il portico, il caldo abbraccio scacciò qualsiasi dubbio sui loro sentimenti, nulla era cambiato.
Si presero per mano come due fanciulli felici di ritrovarsi, quante cose da dirsi, da ricordare.

-“Osteria del Tempo Perso” gli chiese Ottavia, non ti dice nulla?
-Una fantasia del nonno, sì ricordo, si rintanava in cantina e cosa facesse non l’ho mai saputo, un mondo bizzarro l’osteria del tempo perso!
-Per niente, ho trovato i suoi quaderni, sai quelli con la copertina nera e le pagine orlate di rosso che lui custodiva gelosamente dentro una scatola di latta.
Incredibili tutte le cose che aveva annotato, date da ricordare, vendemmie ricche e grandinate da dimenticare,conti pagati e da pagare.
Un quaderno in particolare mi ha colpito, ricco dei pensieri ed emozioni.

Questo lo scopo dei suoi ritiri in cantina una specie di diario sulla sua grande passione, rendere speciale ogni cibo, anche il più semplice, il più povero.

11 Gennaio 1963
Il meditare, riflettere è riservato a cose importanti, elevate:
la politica, la storia, la religione, l’amore.
Così per lasciare agli altri questa limitata convinzione, per non deluderli, ho dato nome, questo nome ai miei momenti di piacevole solitudine .
Luogo sacro per me, dove nessuno si è mai sognato di disturbarmi, L’Osteria del tempo perso, quei brandelli di tempo erano solo per me.
Non ho mai usato la cantina per bere e ubriacarmi. Rispetto troppo il vino, il cibo e me stesso, e chi leggerà questi miei pensieri non deve dubitarne. Il vino sempre accompagnato da una pietanza, da un piatto con cui si deve sposare, si celebra un rito sulla tavola imbandita.

Realtà fluide e volatili sono le sensazioni, ogni pietanza è un fiore e il vino il suo profumo, capace di darti straordinarie emozioni e sensazioni uniche, ma anche fragili e sconvolgenti equilibri che ti consumano e ti mettono in ginocchio se non lo rispetti.

Due uova, nuvola di tartufo nero per corona.
Sapore incredibile, uova,tartufo… le uova sono uva e il tartufo è tartufo, insieme sono un’altra cosa.
Galeotto è il Malbech e grande, a ogni sorso il mio stupore.
Quasi insolente come l’orlo di una gonna vermiglia mossa dall’ancheggiare di una giovane donna, con moto sinuoso lievemente ondeggia tra le sponde del mio calice; mi corteggia, mi tenta, mi invita, e le labbra si accostano timorose, e gusto e olfatto si incontrano, si fondono, accarezzano i sensi.

-Oggi venerdì Santo, si mangia di magro, le sarde sotto sale pulite e diliscate, l’aglio e l’olio d’oliva dei colli nostri.
Nel calice un raggio di sole rubato al mattino, odora di buono, di fiori di campo, di pane caldo e in bocca la lingua schiocca e assapora incredulo il palato; senza rumore cadono gli affanni del giorno andato, del domani non so… piatto povero, da quaresima, da penitenza ? Salute a te Pinot Grigio, voglio peccare per scontare con te le mie colpe!

-Caprino fresco e pere, pasta bianca e morbida, succosi granelli ruvidi carezzano la lingua. Ad occhi chiusi l’olfatto anticipa ed esultano i sensi che il Müller Thurgau impudicamente cattura con profumo di fiori selvatici e noci ed erbe e la mia anima, impenitente e nuda si arrende.
-Brindiamo, il Prosecco è fantastico quest’anno, quale aperitivo migliore?

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