Manuela Mazzi

Parlaci un po’ di te, Manuela. Com’è nata la tua passione per la scrittura e in particolare per il genere thriller?

Rispondo quasi sempre in modo diverso a questa domanda. Credo comunque che si sia trattato di un divenire spontaneo. Dalla passione per la fotografia nata per raccontare i miei viaggi, al desiderio di arricchirla con le parole; il sogno di diventare una reporter che si è infine concretizzato quando sono diventata giornalista; per finire con un nuovo sogno: quello di diventare un’autrice, una che racconta storie, descrive immagini, rivive avventure.

Quanto c’è della tua vita e della tua personalità in ognuno dei tuoi scritti?

Dipende moltissimo dal libro, anche se in fondo è inevitabile inquinare con il proprio vissuto ogni pagina di un libro. Anche se non si racconta una storia personale, di certo l’immedesimazione e il punto di vista restano comunque quelli dell’autore. Giusto?

Cosa ti hanno lasciato, artisticamente e umanamente ognuno dei tuoi personaggi, cosa ti hanno insegnato?

Alcuni mi sono rimasti indifferenti (parlo piuttosto dei personaggi secondari). Di alcuni sono una conoscente. Con altri ho appuntamenti fissi… nel senso che facendo parte di una serie, li incontro più spesso. Ma i personaggi che mi hanno dato più soddisfazione per ora sono quelli visti con gli occhi dei lettori. Adoro quando un lettore mi viene a dire: «Peperino, quella lì», oppure «Gran bel tipo, esistesse ci farei un pensierino…». E a volte si guadagnano la simpatia o l’antipatia al di là della mia volontà.

Da dove trai l’ispirazione?
Dalle mie esperienze, dalle notizie della cronaca, da curiosità o interessi che scaturiscono dalla quotidianità, da caratteri intriganti, da professioni particolari, dalla storia, da reperti scomparsi, da… da tutto.

Ai giovani e in generale a tutte le persone che vorrebbero seguire le tue orme professionali, cosa consiglieresti?

Profonda umiltà. Vedo tanti che ci provano e che al primo no: mollano.
Inutile dare consigli a chi non è abbastanza umile da stringere i denti e chinare la testa.

E cosa, al contrario, sconsiglieresti? Insomma istruzioni per l’uso nell’arte dello scrivere.

Non scrivete la vostra storia personale, usatela per scrivere un romanzo che interessi anche agli altri.

Stai già lavorando al prossimo libro? Indiscrezioni, anticipazioni?

A maggio uscirà il seguito de Il Segreto della Colomba. Il suo titolo sarà Lo sfregio della farfalla. Ma non vedo l’ora di iniziare a scriverne uno che mi ronza in testa già da un paio d’anni…

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai lettori?

Trovo che ci sia già un eccesso di «realtà», io voglio proporre un po’ di evasione.

Progetti per il futuro?

Tanti altri romanzi, di cui ho già la trama in mente e poi chissà… diciamo che mi sto avvicinando anche a un diverso modo espressivo di raccontare storie.

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