Lucrezia Monti

Ho avuto il piacere di conoscere Lucrezia Monti su Twitter. E’ una di quelle conoscenze, molto piacevoli e di grande “scambio”, che nascono in maniera spontanea grazie ai libri e alla lettura, e anche alla scrittura. Quindi, ho pensato, perché non conoscerla un po’ meglio? Lucrezia è una scrittrice milanese molto riservata, ma al tempo stesso gentile e disponibile, sia per quattro chiacchiere informali, giochi librosi, che per discorsi un po’ più seri (se andate sulle nostre bacheche di Twitter ve ne accorgerete anche voi).

E allora via con le domande a Lucrezia Monti!

Benvenuta Lucrezia e grazie per il tempo che dedicherai a questa breve intervista. Io e te ci siamo conosciute su Twitter e so che oltre ad essere una scrittrice e un’accanita lettrice sei anche una persona molto riservata, avresti però voglia di dirci qualcosa di te?

Grazie a te, Cinzia, per questo invito. Dunque: sono nata e cresciuta – non troppo! – a Milano, all’ombra della Madonnina, dove ancora vivo e, per la maggior parte del tempo, lavoro. Non c’è molto da dire, di me, onestamente.

Com’è nata la tua passione per la scrittura e in particolare per il genere romance?

Prima di quella per la scrittura è nata la passione per la lettura. Ho sempre adorato i libri. E non è un modo di dire. Da prima ancora che io abbia ricordi, diciamo attorno all’anno e mezzo, due anni, so di essere sempre stata attratta dai libri: i miei genitori me li leggevano, la sera, e mi hanno raccontato che fin da quando ero piccolissima, appena mi lasciavano a terra, schizzavo a tutta birra verso la libreria, gattonando prima e camminando poi. Ho imparato a leggere prima ancora di andare a scuola, e, quando ho iniziato a comprendere i meccanismi basilari della scrittura, ho subito avuto la “brillante idea” di scrivermi da sola storie e fiabe. Che, crescendo, sono diventati racconti. La mia cameretta da adolescente era una tana con libri e fogli di carta disseminati ovunque! Ancora oggi, comunque, sono convinta che non possa esistere uno scrittore che non ami visceralmente la lettura. La decisione di occuparmi di romance penso si possa definire una scelta d’orgoglio e di passione: credo nell’amore, in quello vero, quello capace di unire le persone per anni e decenni, quello che porta a superare le difficoltà e a farsi forza sostenendosi l’un l’altro; soffro quando il romance viene guardato con sufficienza, come se fosse un genere “da donnicciole”, “roba da romantici” nel senso più spregiativo del termine. So che l’amore vero esiste: lo vedo attorno a me, in coppie comuni, forse all’apparenza persino banali, che hanno però l’eccezionalità di questo sentimento straordinario, capace di tutto. Ed allora eccola qui, la mia scelta d’orgoglio e di passione: dare, alle “persone comuni”, la voce per poter raccontare la loro storia ed a chi l’amore non l’ha ancora trovato la speranza, anzi, la certezza che è là fuori, da qualche parte nel mondo, pronto ad arrivare quando meno lo si aspetta.

Come dicevo prima, sei molto riservata, tanto che stenti anche a mostrare la tua immagine sul web, come mai?

Ho due occhi, un naso, una bocca… niente di straordinario, nulla di tanto strabiliante che valga la pena essere sfoggiato. Inoltre credo che mi si possa conoscere molto di più attraverso i miei romanzi piuttosto che non vedendo una mia fotografia, magari super ritoccata e piena di filtri, pubblicata sul web. Non è la visibilità ad ogni costo ciò che cerco, e, in un’epoca in cui molto se non tutto si basa sull’apparire, quella dell’anonimato è una scelta ben precisa.

Lucrezia Monti è uno pseudonimo?

Considerati gli sfottò a scuola e non solo, avrei la tentazione di risponderti di sì.

Il tuo ultimo romanzo “La principessa e L’Orso”, sta riscuotendo molta curiosità tra le lettrici affezionate del genere. Quanto c’è della tua vita e della tua personalità in ognuno dei personaggi?

Credo ci sia molto di me in ciascuno dei miei romanzi, inevitabilmente. Ma, mentre “Come lampo” presenta tratti autobiografici, le mie opere successive mi vedono comparire più nascosta tra le righe, per così dire. Sono stata “secchiona” come Angelica di “Vendetta sottobanco” ed ho avuto i miei guai con il mio personale Rolando, il quale, però, dubito si sia redento crescendo; per un certo periodo ho odiato il Natale, proprio come Sabrina di “Un amore sotto l’albero di Natale”; sono tenace e determinata come Rolando e non di rado, come lui, vengo fraintesa… Credo che potrei continuare per ore! (ride). Per quanto riguarda il mio più recente romanzo, è vero, è stato accolto molto bene e ne sono davvero felice, ma, nonostante alcune similitudini, non ho in comune con Reb e Ber più di quanto abbia con altri personaggi. Certo, sono una scrittrice e vivo a Milano come Rebecca, ma mia madre non è perfida e non ho mai avuto una tresca con un professore di nome Raffaele, ad esempio; sono schiva, ma non ai livelli di Ber, anche perché non ho il suo drammatico trascorso; sono pragmatica e positiva come Astrid, ma talvolta so essere ruvida ed aspra come il padre di Ber… Il mio animo ed il mio carattere sono un puzzle i cui tasselli sono disseminati nei romanzi che scrivo.

Come Lampo, Vendetta Sottobanco, Per favore, non baciarmi, Un amore sotto l’albero di Natale. Cosa ti hanno lasciato, artisticamente e umanamente ognuno dei tuoi personaggi, cosa ti hanno insegnato?

Be’, credo di aver in larga misura già risposto, ma un discorso a parte lo faccio per “Per favore, non baciarmi!”: mi ha lasciato la conoscenza con tante donne, di tutte le età, ed è stato bellissimo confrontarmi con loro, raccogliere in modo così ironico e scanzonato le loro disavventure. Per questo manualetto ho abbandonato temporaneamente il romanzo, ma è stata davvero una bella esperienza.

La soddisfazione più grande che hai ricevuto dopo la pubblicazione del libro?

Devo dire che le recensioni ed i complimenti dei lettori sono sempre, tutti, fonte di grande soddisfazione. Dico spesso che li adoro, ed è vero. Anche essere entrata più volte tra gli autori di romance Best Seller di IBS non è stato male, però (ride). Come autrice senza casa editrice non me lo sarei mai aspettato, e invece…

Stai già lavorando al prossimo libro? Indiscrezioni, anticipazioni?

Be’, qualcosa bolle in pentola, ma al momento sono soltanto annotazioni scribacchiate qua e là ed appunti di documentazione. Mi documento sempre molto prima di scrivere un romanzo, e questo richiede tempo ed impegno, ma è il solo modo in cui riesco a lavorare. Per “La Principessa e l’Orso”, ad esempio, ho letto manuali di apicoltura e ho anche trascorso due notti nel bosco in alta quota (ovviamente in compagnia di una guida esperta): è stata un’esperienza unica! Anche in questo nuovo romanzo ci saranno una storia d’amore e l’approfondimento psicologico dei personaggi: fedele a me stessa, “scrivo d’amore, di testa e di cuore”.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai lettori?

Oddio, questa è una domanda difficile! Mi ritengo un’artigiana delle parole, non una sorta di guida spirituale: quello che cerco di fare, con il mio lavoro, è dare ai lettori qualche ora di svago e di piacere, tutto qui. Credo che il tempo sia un bene prezioso: oggi sembra che ne abbiamo sempre troppo poco a nostra disposizione; un po’ ovunque (ma, forse, a Milano soprattutto) si corre come dei forsennati tutto il giorno, tutti i giorni, fino ad arrivare stremati al fine settimana che si è comunque già riempito di impegni, perché bisogna fare cose, vedere gente, dimostrare al mondo che si è attivi e pieni di vita… se no, cosa postiamo sui social? (ride). Ecco, il tempo è prezioso e se, con il mio lavoro, riesco a rendere piacevole qualche ora di chi mi sta leggendo, sono felice. Davvero felice. Perché significa che per quella persona il tempo è stato ben speso. Significa che ha potuto rilassarsi, fantasticare, ritagliarsi un momento solo per sé. E, di conseguenza, sono state ben investite anche tutte le mie ore di impegno per realizzare quel romanzo che ora stringe tra le dita.

 Progetti per il futuro?

“Come lampo” è rimasto nel proverbiale cassetto per un sacco di tempo prima che mi lasciassi convincere a pubblicarlo, ma da allora… Non amo fare progetti a lungo termine, un po’ come Luca sono consapevole del fatto che non possiamo ipotecare il nostro futuro, tuttavia penso che continuerò a scrivere. E, naturalmente, a leggere. Da più parti mi è stato consigliato di proporre i miei lavori ad un editore ed abbandonare il self publishing, e mi è stato anche chiesto di scrivere un seguito sia di “Come lampo” sia di “Vendetta sottobanco”: vedremo…

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