Categoria Letti per voi

Hanover House di Brenda Novak

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Recensione

Che dire di questo libro? Che mi tocca aspettare almeno un anno (ma spero proprio di no!!!) per sapere cosa succederà, a questo punto, alla dottoressa Talbot. Evelyn si accorgerà del tranello tesole da Jasper, l’omicida psicopatico che la perseguita e che la vuole uccidere dopo indicibili torture? Amarok avrà il tempo e il modo di fermare l’intento della serpe che cova nel loro seno? Se il libro precedente, Alaska, mi era piaciuto, questo non è stato da meno, né di più però. Il livello di gradimento della storia  è lo stesso, le immagini e le scene sono ben descritte e più che leggere un libro si ha l’impressione di guardare un film...

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Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

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Recensione

Il racconto dell’ancella è un romanzo che può far male e indignare, e parecchio anche. Per diversi motivi. Primo perché, seppur scritto agli inizi degli anni ’80 e riabilitato in questi ultimi due anni grazie alla casa editrice Ponte alle Grazie, sembra essere circondato dallo stesso alone di preveggenza che ha caratterizzato altre opere dello stesso stampo, ed epoca, come ad esempio il famigerato 1984 di Orwell...

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Il rogo di Berlino di Helga Schneider

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Recensione

Duro, feroce, tagliente come l’affilata lama di un rasoio. Il rogo di Berlino racconta l’esperienza, l’infanza dell’autrice asserragliata tra l’abbandono della madre biologica (che ha preferito servire il Furer anziché crescere i prorpi figli), una matrigna che non l’ha mai accettata, internandola prima in un istituto correttivo e poi in collegio, e le bombe degli Alleati che nella primavera del ’45 misero a ferro e fuoco la capitale tedesca. L’orrore, la morte, la privazione, la fame, la sete e la paura costante furono i compagni di giochi di Helga. La mancanza dei genitori poi, il padre era al fronte, aggravava ancora di più la situazione già tragica...

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Il collezionista di bambini di Stuart MacBridge

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Recensione

Ho sentito diverse e discordanti opinioni su questo autore: che è un genio; che non è male ma è troppo crudo nelle descrizioni dei crimini; che non è né meglio né diverso da tanti altri autori di genere; o ancora che è uno dei migliori scrittori di thriller in circolazione negli ultimi anni. Ora, premettendo che questo è il primo libro che leggo di MacBridge (e ne leggerò altri), non mi trovo in accordo con nessuna di queste affermazioni. Di sicuro non è un genio, e neppure il migliore scrittore di thriller in circolazione (prima di lui ne annovereri altri) e di certo le sue descrizioni non sono così dirette e dettagliate (ho letto di peggio). Come autore non mi fa impazzire...

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La libreria dove tutto è possibile di Stephanie Butland

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Recensione

La prima cosa che mi ha colpito di questo libro è stato sicuramente l’incipit; la seconda è stato, invece, un particolare legato all’incipit, ovvero l’idea della protagonista, Loveday (bellissimo nome) di tatuarsi sulla pelle gli incipit dei libri, classici, per lei più significativi per ricostruire e ricordare la storia della sua famiglia e della sua vita. Infine, la terza ed ultima cosa che mi ha colpita è stato il perdono e la voglia di ricominciare.  Ad essere onesta, però, se osservo l’altro lato della medaglia di questo romanzo,  fino ad un certo punto della storia avrei abbandonato volentieri la lettura. Troppo lenta, troppo banale, troppo scontata. Poi, ad un tratto, inaspettatamente, la svolta...

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E non disse nemmeno una parola di Heinrich Boll

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Recensione

Questa di Boll è stata una lettura semplice ma impegnata, caratterizzata a tratti da toni e argomentazioni forti, forse un po’ lontani da noi, che non riusciamo, forse, a comprendere appieno quanto la povertà assoluta del Secondo dopo guerra ha influito non solo sui paesi e le nazioni liberte dai nazisti, ma anche, e probabilmente ancor di più, sul popolo tedesco, estraneo alle crudeltà del suo governo. Una povertà non solo “fisica”, ma anche dell’anima e del cuore che costringe una famiglia, una coppia, a separarsi per sopravvivere, per non riversare tutta la propria rabbia e frustrazione su chi ama...

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John Star di Alain Elkann

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Recensione

In realtà non è facile descrivere questo breve, appena 180 pagine, romanzo. Grottesco e assurdo sono i primi aggettivi che mi vengono in mente. La voglia di fuggire, di estrema libertà, di vivere più e diverse vite sono i temi centrali e pur di ottenere questi obiettivi il protagonista, un giornalista ebreo stanco, insoddisfatto e frustrato, è disposto a tutto, anche a sottoporsi a interventi di chirurgia plastica imponenti e ad abbandonare i suoi figli. Ben presto, però, scoprirà che per quanti sforzi possa compiere sfuggire da se stessi e dal proprio passato è impossibile; si può cambiare l’aspetto esteriore di un uomo, il suo stile di vita, ma non la sua anima, non la sua brama di far sapere al mondo che esiste...

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I racconti della Kolyma di Varlam Salamov

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Recensione

Leggere i racconti di Salamov, benché si tratti di una piccola raccolta estrapolata da un’opera maggiore, è stata un’avventura. Un viaggio nel dolore e nel terrore che centinaia e centinaia di uomini, come l’autore stesso, hanno vissuto e provato nei campi di prigionia staliniani, esposti continuamente al freddo dell’estremo Nord, alle malattie, alla fame e alle angherie di guardie e prigionieri, di uno Stato, un governo che preferiva eliminare e isolare socialmente chi osava esprimere idee politiche diverse. Siamo negli anni ’30, Stalin è al potere e la popolazione russa è ridotta all’osso, al terrore e, per certi versi, all’assurdo...

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La donna in bianco di Wilkie Collins

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Recensione

Wilkie Collins viene comunemente considerato del poliziesco inglese e ora, dopo aver letto La donna in bianco, capisco perché. Non è il classico (anche se di classico si parla) giallo in cui bisogna smascherare l’assassino di questo o quel personaggio, tutt’altro. L’intera vicenda si snoda sullo smascheramento di un’enorme truffa ai danni di due giovani quanto ingenue donne, costrette l’una a fuggire e l’altra a tener testa ad un uomo, il marito di quest’ultima, crudele e privo di scrupoli che nulla, nella sua piccolezza, può senza l’aiuto di un presuntuoso e pieno di sé conte italiano, affiliato a una non ben identificata “associazione segreta”, che sa tanto di mafia...

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Inganno di Philip Roth

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Recensione

E’ il mio primo Philip Roth, lo ammetto. E credo mi sia capitato uno dei suoi libri più complessi e impegnativi, almeno stando alle recensioni di chi ha letto altre sue opere (L’animale morente, Pastoriale Americana, ecc). E’ un romanzo breve, è vero, ma è altamente pruriginoso e infiammabile, pieno di riferimenti personali, politici, etnici, culturali e, talvolta, moralistici. Difficile ne è anche la lettura in sé, un continuo lunghissimo dialogo serrato, un botta e risposta tra due amanti in cui non vi è posto per nessun narratore esterno. Nessuna spiegazione. Nessuna ambientazione. Nessuna descrizione. Senza pause. Sono state 150 pagine che ho faticato a leggere, ad assimilare...

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