Giuseppe Disconzi

Giuseppe Disconzi è nato a Valdagno l’11 gennaio 1968 e oggi vive a Cereda, Cornedo, un paese sulle colline ai piedi delle piccole Dolomiti.
In prima media ha vinto un concorso di poesie rivelando, fin da giovanissimo, la sua vena artistica e la sua attitudine alla scrittura. Ha frequentato poi l’Itc Luzzatti di Valdagno. Appassionato lettore, tra i suoi autori preferiti non possono mancare Wilbur Smith, James Patterson, Samantha Roth, Marcello Simoni, Glenn Cooper e Danielle Trussoni.

Parlaci un po’ di te, Giuseppe. Com’è nata la tua passione per la scrittura e in particolare per il genere fantasy?

Sono un appassionato lettore, divoro letteralmente un libro alla settimana. Mi appassionano i thriller, i gialli, l’avventura, ma il fantasy la fa da padrona. Non però il fantasy classico (Il Signore degli Anelli, tanto per capirci), ma l’urban fantasy, dove sotto c’è una storia reale, poi naturalmente romanzato. Non ho mai avuto il “pallino” della scrittura o il classico sogno o romanzo nel cassetto, come ho più volte raccolto testimonianza sul web dai nuovi scrittori. Il scrivere qualcosa di mio non è stato altro che mettere in pratica un lavoro mentale che già facevo leggendo altri libri. Mi diverto a creare nuovi inizi, nuove trame e nuovi finali, tutti diversi da ciò che leggo. Così mi sono posto una domanda e una sfida con me stesso: invece di criticare lavori altrui, riusciresti a scrivere un qualcosa di tuo dall’inizio alla fine?

Gigli nel deserto, di cosa parla il tuo romanzo?

Ho voluto scrivere e descrivere la lotta millenaria tra il bene e il male, ma anche far capire che le nostre scelte condizionano il nostro futuro. Mai fermarsi o farsi fermare dagli ostacoli. Quando la vita ti fa cadere, se hai forza di volontà e amici “veri” vicino, puoi rialzarti e un domani vincere.

Il tuo romanzo è destinato a diventare il primo di una saga. Qual è il progetto che ti frulla in mente?

L’idea che ho in testa eè quella di scrivere ancora e continuare la storia dei due protagonisti. Ora viste le velate “minacce” che ho ricevuto da chi ha letto il mio romanzo (ride), sono più che convinto che ne valga la pena.

John, Alex, Lilith, Sara, Moses, Colt. A chi ti sei ispirato per creare i tuoi personaggi?

Tutti i personaggi sono nati dalla mia fantasia, nessuna ispirazione esterna, certo il tutto è scaturito dal mio bagaglio culturale, di ricerca e di lettura.

Quanto c’è della tua vita e della tua personalità in ognuno di loro?

Non ci ho mai pensato per la verità, riflettendo su John, sicuramente le persone che ti parlano per enigmi pensando di fare i “so tutto io”, e sicuramente Colt quando non ha accettato le critiche dei giornalisti sul suo lavoro, senza cognizione di causa.

Come mai la scelta di inserire nella narrazione un personaggio reale e particolare come il Dalai Lama?

Arrivato ad un certo punto della narrazione cercavo una persona reale da poter inserire e coinvolgere nel romanzo. Ho sempre avuto grande rispetto ed ammirazione per la sua lotta non violenta, e non dimentichiamo che ha ricevuto il Nobel per la pace. L’ho inserito quasi alla fine per creare un po’ di curiosità, in chi legge, per chiedersi: che ci azzecca sto personaggio? Nel prossimo ne vedrete delle belle!

La soddisfazione più grande che hai ricevuto dopo la pubblicazione del libro?

Due meravigliose recensioni da persone che lo fanno di mestiere e che non mi conoscono.

So che stai già lavorando al secondo libro. Indiscrezioni, anticipazioni?

Vi posso dire solo che inizierà in modo quasi incomprensibile, buio e misterioso. Con i due ragazzi che stanno pagando a caro presso una promessa-minaccia scagliatagli contro nelle ultime pagine del primo romanzo. Ma poi…

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai lettori?

Non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e non avere paura di chiedere aiuto.

Progetti per il futuro?

Continuo con la mia passione per la lettura: un buon libro sul mio comodino non manca mai ! E sicuramente continuerò a coltivare questa nuova passione per la scrittura.

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