ECCOCI ARRIVATI ALLA FAMOSA CENA di Marialuisa Moro

Eccoci arrivati alla famosa cena. La gente non mi interessa neanche un po’, il cibo neppure.
Inoltre mi trovo in uno di quei periodi che ogni tanto mi capitano: uno stato d’animo misto di rabbia, tristezza, fallimento generale, sensazione di inutilità di ogni cosa e conseguente disinteresse per alcunché.
Come succedono? Non lo so bene, deve essere un misto di fattori vari. Questo modo di essere si accompagna a un senso di bruttezza, di stupidità e di goffaggine assurdi. Per fortuna, come vengono, poi passano.
Mi trovo costretta ad accettare questo invito, come al solito per compiacere il marito, che altrimenti rinuncia pure lui oppure ci va e poi te la fa pesare. “Perché ti isoli, ti farebbe bene frequentare un po’ di gente, è stata una serata carina, peccato che tu non sia venuta ….”
Oltretutto mi vergogno, perchè qualche giorno prima, nel sistemarmi la frangia, con la mia solita mania di fare tutto da sola, nella massima sfiducia del parrucchiere, l’ho sfilata troppo ai lati e ora mi trovo con dei monconi di due centimetri circa che non so come nascondere, né posso piegare, perché troppo corti. L’unica è aprire la frangia nel mezzo, con le mani, e spostarne una parte a destra e una a sinistra. Ma questo va fatto ogni pochi minuti, dato che la testa si muove e con essa i capelli. Si può mettere un po’ di lacca, ma mi sento comunque un’interdetta.
Anche la tenuta è sbagliata: un tailleur pantalone con un dolce vita di cashmere sotto; per non avere caldo in casa, mi lascio persuadere a togliere la giacca. Così mi sento nuda, incompleta, inadeguata, inelegante, perchè le altre hanno la giacca. Mi consolano la padrona di casa, tutta sportiva, in verde brillante, pantaloni e maglia, e la sua amica francese, che non brilla mai per stile, che indossa un twin set di tinta incerta sopra dei calzoni sportivi. Ma io non sono neanche sportiva; insomma, un ibrido pietoso. L’altra donna, la bella della serata, ha un tailleur nero con gonna a tubino appena sopra il ginocchio, che le sta, ahimé, bene, visto che da sotto escono due polpacci snelli e slanciati, che nulla hanno a vedere con la classica forma a “bottiglia” tanto diffusa. Lei non ha i capelli smozzicati, ma sciolti sulle spalle, lunghezza media, vaporosi, con un minimo di movimento, un po’ di ciuffo sulla fronte. E’ carina, accidenti, sebbene abbia i suoi anni, non so di preciso quanti. Nasino all’insù, enfatizzato dal portamento fin troppo eretto; testa alta, vagamente altezzosa, sembra misurare tutti dall’ alto in basso. Dall’ atrio, durante i convenevoli, la intravedo nel soggiorno ed ho subito voglia di scappare. Ripenso al mio aspetto e vorrei scavare in gran fretta un buco nel parquet per scomparirvi dentro ed essere finalmente al sicuro. Ma non si può.
Coraggio; c’è una possibilità che, nonostante l’apparenza, sia simpatica.
Champagne, patatine, chiacchiere. Errore. L’apparenza questa volta non inganna. Se le si rivolge la parola risponde a monosillabi, ma secondo me non si tratta di timidezza. A tavola c’e’ pesce, ma lei lo detesta, la padrona di casa lo sa e le ha preparato un altro piatto. Lei si sente in imbarazzo, si rende conto che sta facendo una figuraccia; inoltre il marito l’ha appena messa in ridicolo per questi suoi gusti alimentari. Che godimento. Sento parlare della loro casa in Sardegna; la immagino in costume, anzi in succinto bikini. Scommetto che non ha un filo di cellulite. Avrà quelle gambette magre, slanciate e asciutte, tipiche delle belle donne, e non i soliti prosciuttoni flaccidi.
Mi consolo discorrendo con la francese, che ha due doti: è brutta e simpatica, il genere di donna con cui mi sento a mio agio. Forse potremmo anche diventare amiche. La bella, intanto, smitizza, molto generosamente, la casa in Sardegna, protestando che non è tutto oro quello che riluce, ricordando che l’estate prima è dovuta scappare per via degli incendi che ogni estate, puntualmente, perseguitano i villeggianti.
Intanto cerco di distrarmi ascoltando gli altri ospiti. Seduto accanto a me c’è un uomo che neanche mi guarda, come la sedia fosse vuota. Accidenti, devo essere proprio un rospo stasera. Parla rivolto ad altri, ma mai a me. Sono offesa, ma non lo do a vedere. Racconta di una certa stazione radiofonica; per me è arabo, non amo la radio, invece la bella trova subito da dire un sacco di cose, perché le piace tanto quella stazione, si è comprata una radio apposta per seguirla e suo marito la prende in giro, perché se la porta dietro per tutta la casa …..Bla, bla…. E’ l’unico argomento che le tiri fuori qualche parola. La moglie del tipo allergico al mio fascino è bruttina, insulsa, antisexy…. Sorpresa! Ha fatto paracadutismo e così giù, dai, a chiederle che cosa si prova e a complimentarsi, tanto per essere un po’ ruffiani, sul suo fegato.
“Io non me la sentirei proprio, sa, soffro di vertigini…”
Così lei si sente una superdonna. Ma sì, facciamola contenta, tanto è la solita gente che si vede una volta e poi più, come in tutte queste solite cene, dove incontri persone che non hai mai visto e che poi torneranno regolarmente a scomparire, come i burattini che vengono tirati fuori per lo spettacolo e poi riposti dove stavano. Mai una volta che qualcuno di questi si riveda. Che senso ha frequentare gente in questo modo? Tu non interessi a loro e la cosa è reciproca. Si passano due o tre ore insieme, perché viene imposto dal copione, si dicono quattro scemenze, si raccontano un po’ di balle e tutto muore lì. La para è abbastanza simpatica, sa anche essere umana. Poi è bruttina, e parecchio, il che è positivo.
La bella e il marito entrano in ascensore per andarsene. Mio marito ed io saremmo dovuti scendere con loro, ma per un disguido siamo trattenuti dalla padrona di casa. Così non li salutiamo nemmeno. Chi se ne frega. Vendetta. Fingo e dico: “ Non li abbiamo salutati…” con tono dispiaciuto. Vengo consolata.
Poi fuori, all’aria aperta.
Il sonno e conseguente crollo della pressione sanguigna che lo accompagna mi fanno sentire un gran freddo, sproporzionato a quello che è, ma che importa. La serata è finita, il dovere è compiuto, le solite stupidaggini dette e possiamo andarcene a dormire con la frangia sbocconcellata. Ormai non conta più. Riacquisto il mio diritto di vivere da bruttina in santa pace.

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