Diego Galdino

Classe 1971, romano, Diego Galdino inizia a lavorare nel bar di famiglia a sedici anni. Un impegno che tutt’ora svolge e che affianca alla sua vita familiare e alle sue passioni: l’arte, il cinema e la letteratura. Adora leggere e, naturalmente, scrivere. Fra i suoi “amori” letterari spiccano Il vecchio e il mare, Persuasione, Jane Eyre, Il conte di Montecristo, Cime tempestose, Via col Vento, Piccole Donne, Il piccolo Lord, Daisy Miller, La fiera delle vanità e La valle dell’Eden. Nel 2014 pubblica, per la prestigiosa Sperling & Kupfer i romanzi Il primo caffè del mattino e Mi arrivi come da un sogno. Il suo terzo libro, invece, sarà nelle librerie il 16 giugno 2015.

Sito ufficiale: diegogaldino.it

 Benvenuto Diego e grazie di aver accettato quest’intervista. Tu sei un personaggio poliedrico che ama cimentarsi in diversi ruoli, ognuno importante allo stesso modo. Sei un barista, un marito e un padre di famiglia, un cinefilo, conosci alla perfezione Roma, la tua città natale, sei uno scrittore e un lettore. In quale di questi ti senti più a tuo agio?

Ciao a tutti, grazie a te per avermi regalato la possibilità di farmi conoscere dai tuoi lettori. Cerco di dare il meglio di me stesso in ogni cosa che faccio, a volte ci riesco, altre no. Sono tutti ruoli che richiedono una grande dedizione, ma la mia priorità è quella di essere un buon padre, soprattutto presente. Di sicuro la cosa che mi rilassa di più è la lettura, tra leggere e scrivere anche oggi sceglierei sempre di leggere.

Molti dei tuoi ammiratori ti paragonano a Nicholas Sparks, addirittura su alcune pagine facebook dedicate alla lettura, c’è chi ti ha definito la versione italiana dello scrittore statunitense. Rivedi te stesso, o le tue aspirazioni, in questa similitudine?

Rischio la denuncia per diffamazione. La verità è che, almeno per il momento, è un paragone improponibile; lui è un maestro del genere romantico io ancora uno studente del primo anno, forse del secondo. Di sicuro per gli scrittori che si cimentano nelle storie d’amore lui è un punto di riferimento imprescindibile, una stella polare. Non a caso il mio romanzo d’amore preferito è Le pagine della nostra vita, un libro che dopo averlo letto mi ha fatto capire quale fosse la mia strada letteraria. Spero un giorno di rendere felici i miei lettori un quarto di quello che lui ha fatto con i suoi…

Veniamo al tuo primo libro, Il primo caffè del mattino. Il protagonista è Massimo, il barista che si innamora della ragazza francese capitata a Roma grazie ad un’eredità inaspettata, mentre il Brambilla di Milano, l’idraulico e il falegname, il parrucchiere e il fornaio sono solo alcuni degli avventori storici del locale. Quanto c’è della tua vita e della tua personalità in ognuno di loro?

 Ovviamente ne Il primo caffè del mattino c’è moltissimo della mia quotidianità, in realtà non ho fatto altro che trasferire il mio Bar a Trastevere. Di sicuro la personalità di Massimo e della stessa Geneviéve, la protagonista della storia, rispecchia alcuni lati del mio carattere; dei clienti del Bar assolutamente no, principalmente perché essi esistono realmente e se qualcuno capiterà dalle parti del mio Bar potrà rendersene conto di persona.

Personaggio da non sottovalutare è Roma. Fra le pagine del tuo romanzo la Città Eterna prende vita, diventa “umana” e famigliare anche a chi non è di Roma. Rumori, atmosfere, sensazioni, stile di vita e caratteristiche dei suoi abitanti diventano quasi concreti. Cosa rappresenta per te questa città?

Roma è la mia città, una città magica, che ha una capacità unica al mondo, quella di non finire mai, puoi viverci tutta una vita e l’ultimo giorno scoprire un posto bellissimo che non avevi mai visto prima.

Da dove trai l’ispirazione?

Io scrivo molto per immagini, cerco una scrittura cinematografica, cerco di far vedere al mio lettore un film proiettato sulle pagine di un libro, per questo spesso traggo ispirazione da delle foto, delle scene che mi si presentano davanti. Il primo caffè del mattino è nato un giorno a pranzo, mentre aspettavo d’iniziare a mangiare e guardavo le mie figlie che bisbigliavano complici ridendo per qualcosa.

Ai giovani e in generale a tutte le persone che vorrebbero seguire le tue orme artistiche, cosa consiglieresti?

Di scrivere senza pensare, in modo istintivo, uno scrittore non deve pensare, deve scrivere. Deve mettere su carta ciò che sente prorompere dal suo cuore. Nella seconda stesura poi si sistema il tutto in modo un pochino più razionale. Io sono stato uno scrittore fortunato, dopo tanta gavetta ho avuto il mio treno che è passato e sono riuscito a prenderlo al volo iniziando un viaggio bellissimo. Ma ci sono stati momenti difficili, fatti di sacrifici, lacrime e sudore. La realtà è che purtroppo in un paese come il nostro spesso essere bravi non basta, la fortuna può essere una componente decisiva per emergere. Ma la fortuna si conquista con la perseveranza, quella non deve mai mancare. Ricordo spesso la barzelletta del fedele che in chiesa chiede a Dio di fargli vincere la lotteria e Dio gli risponde: “Ma se non compri il biglietto come faccio a farti vincere?”

Cos’hai provato quando una delle maggiori case editrici italiane, la Sperling & Kupfer ha deciso di pubblicare il tuo libro?

Mi sono messo seduto e ho ripensato a tutti gli schiaffoni che avevo preso fino ad allora, ai no ricevuti, alle umiliazioni subite, al mercimonio che alcuni personaggi subdoli dell’ambiente editoriale avevano fatto della mia arte, poi sono sceso al Bar e ho abbracciato mio padre.

Aneddoti, curiosità seguite all’uscita del romanzo?

Magia, pura magia, il mio agente letterario dice sempre che Il primo caffè del mattino è un libro che sembra avere una vita propria, un destino già scritto. E così è stato fin dall’inizio. La volontà di presentarlo ufficialmente nel mio Bar e vedere i vigili urbani chiudere la strada per quanta gente c’era. L’intervista a Il Corriere della Sera prima della presentazione, e il servizio al TG Uno in prima serata il giorno dopo. Questo solo i primi due giorni dall’uscita del libro. Poi l’edizioni straniere, il film, lettori che arrivano da tutta Europa al mio Bar per farsi firmare il libro e farsi una foto con il sottoscritto. A volte penso che già starei a posto per dieci vite.

Il secondo romanzo, Mi arrivi come da un sogno, com’è nato?

E’ nato mentre vedevo un video amatoriale fatto da dei volontari del WWF a delle tartarughe marine che, dopo aver rotto il guscio delle uova in cui erano deposte, cercavano di zampettare fino al mare, perché per loro raggiungere l’acqua voleva dire vivere. In quella scena ho visto una metafora della vita e della mia volontà di fare di tutto per scrivere. Così ho deciso di scrivere una storia in cui le tartarughe marine fossero il collante di una storia d’amore. Appunto Mi arrivi come da un sogno, che fortunatamente sta ripercorrendo il successo de Il primo caffè del mattino conquistando migliaia di lettori e che presto, come il mio primo romanzo, sarà pubblicato in Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo e Polonia.

So che stai lavorando al terzo libro. Indiscrezioni, anticipazioni?

In realtà sto lavorando al quarto, perché il terzo è pronto da un pezzo e sarà pubblicato dalla Sperling il 16 Giugno, purtroppo non posso anticipare molto, ma posso dire che è ambientato in Toscana e si parlerà di pittura, sarà un amore dipinto.

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