Chiara Mattioli

Chiara Mattioli, classe 1974,  è nata a Milano e vive in provincia di Piacenza con due cani e un musicista. Nel 2012, il suo romanzo breve 1943, ambientato nelle valli piacentine, è stato pubblicato in formato ebook nella collana IoScrittore del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Scendi nel buio del mio cuore è il suo secondo romanzo.

Parlaci un po’ di te, chi è Chiara? Com’è nata la tua passione per la scrittura e in particolare per il genere thriller-noir?

Ho sempre scritto, prima per passione, poi per lavoro. E ho sempre considerato il noir un genere estremamente flessibile, aperto a interpretazioni e sensibilità diverse… un genere che, in definitiva, mi piace leggere prima ancora che scrivere.

Il tuo secondo romanzo, Scendi nel buio del mio cuore, com’è nato?

Non ho alcun controllo sul processo creativo che conduce alla nascita di un libro, non programmo, non seguo percorsi logici. Sono convinta che la scrittura sia una sorta di filtro inconscio, che trattiene parte di ciò che vediamo accadere attorno a noi e lo rielabora secondo codici personali che non rispondono alla razionalità. Da qualche parte, nel magma quotidiano di questi ultimi anni, si nascondono anche le matrici di Scendi nel buio del mio cuore, ma non mi sono mai preoccupata di indagarle.

E di cosa parla?

Di un presente che sempre più ci sfugge fra le dita e della difficoltà di essere noi stessi in un tempo e in un luogo apertamente ostili alla felicità. E l’infelicità genera violenza.

Qual è il messaggio che vorresti inviare ai tuoi lettori?

Scrivo storie, non invio messaggi. Il mondo è già pieno di idioti convinti di dover illuminare il prossimo con la propria presunta saggezza. Io rifiuto a priori un ruolo simile.

Cosa ti hanno lasciato, artisticamente e umanamente, ognuno dei tuoi personaggi, cosa ti hanno insegnato?

Ogni personaggio è inevitabilmente figlio di chi scrive, ma anche di chi legge. Il risultato, spesso, è il disagio di guardarsi allo specchio nella pagina stampata, di riconoscere un sé distorto, di dover venire a patti con i lati meno presentabili di ciò che siamo.

E quanto c’è di te nel tuo romanzo?

“L’uomo produce il male come le api producono il miele” sosteneva William Golding. Io sono convinta che avesse ragione. E a me piace scendere nel buio dei cuori, nel mio e in quelli altrui.

Da dove, o quando, trai l’ispirazione per scrivere?

Tutto ciò che vediamo, ascoltiamo o leggiamo sedimenta e mette radici, trasformandosi con il tempo in una rielaborazione sempre meno oggettiva dei fatti, sempre più parziale e personale. A un certo punto, ci si accorge di avere una storia.

Progetti per il futuro?

Ho una capacità di pensiero limitata al presente. Non so neppure cosa farò nel prossimo fine settimana, tanto meno se e quando scriverò il prossimo libro.

Aneddoti, curiosità legati alla stesura del tuo romanzo?

Aver visto materializzarsi negli ultimi anni vari casi di cronaca simili. L’ho trovato interessante e, forse, un po’ inquietante.

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