Mirko Valerio

Nato nell’aprile del 1980 e da sempre residente a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, Mirko Valerio, dopo la maturità scientifica, ha conseguito la laurea in Storia presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Padova e approfondito le conoscenze in ambito storico operando per diversi anni nei settori della ricostruzione e della rievocazione. Dal 2008 è insegnante di Italiano, Storia e Geografia nella
Scuola secondaria. Da sempre appassionato di Storia, quella che raccontano i libri, fatta di date, battaglie e grandi personaggi, si è lasciato
conquistare dalla letteratura, affascinato dalla capacità degli scrittori di far vivere avventure e di emozionare. Con il tempo ha iniziato ad amare soprattutto le piccole storie, quelle con la esse minuscola, vicende umane di persone semplici che trovano poco spazio nei manuali scolastici, ma hanno segnato vite e lasciato tracce nel tempo. Da questo vortice di interessi e passioni è nato il suo romanzo d’esordio: Il prezzo del domani.

Parlaci un po’ di te, Mirko. Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Quando ero piccolo, i miei genitori mi hanno sempre spinto a leggere quindi per molto tempo sono stato semplicemente un lettore appassionato. Durante gli anni dell’università ho iniziato a chiedermi se non potesse essere altrettanto divertente inventare delle storie oltre che leggere quelle scritte da altre. E ho scoperto che per me lo era, quindi la scrittura è diventata sia una passione sia un modo per rilassarmi.

 Il prezzo del domani, com’è nato questo libro?

 Quando ero piccolo, mi appassionavano le storie che i miei nonni mi raccontavano sulla guerra, sui partigiani, su come avevano vissuto e affrontato quel periodo. Poi, crescendo, ho avuto modo di conoscere in maniera più approfondita quel periodo storico, tramite ricerche personali e soprattutto grazie agli studi universitari.

Ad un certo punto ho pensato che unendo con un po’ di fantasia tutte le storie che avevo sentito ne poteva uscire qualcosa di interessante. E così ho iniziato a buttare giù qualche riga, poi le righe sono diventate pagine e le pagine interi capitoli: è stata una cosa nata quasi per gioco ma che con l’andare del tempo mi ha catturato.

La storia è fatta da persone, ciascuna con una propria storia personale. La verità, come si può capire leggendo, è un concetto relativo, così come il buono e il cattivo, giusto e sbagliato. Hai parteggiato mai per un personaggio anziché un altro mentre lo scrivevi?

Sinceramente no. Più le idee si affollavano nella mia mente per poi diventare pagine scritte, più mi sentivo parte dei personaggi. So che può sembrare strano, ma per me è come se fossero persone reali, con caratteristiche e caratteri diversi; quindi più che parteggiare per questo o per quello, mi sono sentito uno del loro gruppo a tutti gli effetti. Se vogliamo essere pignoli, in genere mi piacciono i personaggi dinamici, che mutano col passare dei capitoli. E di questo Matteo è un esempio evidente.

Quanto c’è della tua vita e della tua personalità in ognuno dei personaggi?

Come ho detto prima, mi sento molto legato a loro. Ma mi è difficile dire cosa ci sia di mio in ognuno dei personaggi, questo potrebbero dirlo quei lettori che mi conoscono anche di persona.Quello che è certo è che ho cercato di fare in modo di “entrare” in ognuno di loro prima di “farli muovere”. Spesso mi chiedevo, ad esempio, “Cosa farebbe Pietro in questa situazione?” o “Cosa direbbe adesso una come Sofia?” quindi credo che qualcosa della mia personalità ci sia, ma magari è distribuita un po’ per ognuno.

Pietro, Matteo, Giovanni, Lorenzo, Enrico, Nico, Marco. Ti sei ispirato a qualcuno che conosci per creare la loro personalità e la loro storia?

 Sì e no. “No” perché nessuno di loro rispecchia in toto qualcuno in particolare e “sì” perché alcuni aspetti delle loro personalità le riscontro spesso in persone che conosco e alcune vicende che hanno vissuto sono realmente accadute nelle nostre zone. Ma permettimi di approfittarne per dire una cosa: dalla domanda si potrebbe pensare che i personaggi del libro siano solo maschi e invece ritengo proprio fondamentale l’apporto di Sofia e di Stella che sono alcuni dei motori della trama. Come capita anche nella vita reale, le donne possono anche essere meno, ma alla fine risultano sempre determinanti.

Se potessi interpretare uno di tuoi personaggi, prendere il suo posto, chi sceglieresti e perché?

Ho sempre pensato che se avessi potuto fare l’attore mi sarebbe piaciuto fare la parte del cattivo. Ma nel caso del mio libro non riuscirei proprio a vedermi nella parte di Enrico o di Mantovani, proprio no. Quindi opterei per uno dei ragazzi… anche se avrei difficoltà a scegliere tra Pietro e Matteo: uno è più simile a me, l’altro è come mi piacerebbe essere in certe occasioni. Tra i personaggi secondari mi piace molto Dante, invece. Se poi qualcuno decidesse di girare il film de “Il prezzo del domani” mi accontenterei di qualsiasi parte, anche un piccolo cameo alla Hitchcock!

Hai svolto una ricerca storica per ricreare così fedelmente l’atmosfera e lo stile di vita del Vicentino degli anni Trenta, Quaranta?

Eh sì. La ricerca è stata costante e ha accompagnato dall’inizio alla fine la fase di scrittura. Dovevo cercare informazioni su quale modello di fucile poteva avere in mano quel personaggio o cosa poteva mangiare quell’altro, tanto per fare degli esempi. Gli ambienti e gli scenari da ricreare erano molti e non volevo incappare in errori grossolani (anche perché il mio animo di storico non me lo avrebbe comunque permesso!). Mi è capitato spesso di avere in mente un intero capitolo da scrivere e invece passare interi pomeriggi a sfogliare manuali o ricercare testimonianze per rendere al meglio un dettaglio. Non è stato facile, ma sono soddisfatto: il romanzo non è pensato per essere un manuale storico (e nemmeno vuole esserlo), ma credo che ricrei con una certa attenzione l’atmosfera e lo stile di vita di quel periodo.

La soddisfazione più grande che hai ricevuto dopo la pubblicazione del libro?

E’ stato pubblicato nemmeno un mese fa, ma le soddisfazioni sono state davvero tante. In particolare mi hanno colpito le parole di coloro che l’hanno letto senza conoscermi di persona: un perfetto sconosciuto mi ha scritto una lettera per manifestarmi il suo pensiero, una signora si è commossa mentre parlavamo di alcuni episodi narrati e altri mi hanno contattato attraverso la pagina ufficiale del libro su facebook. Poi mi ha fatto molto piacere l’entusiasmo con cui i miei studenti hanno accolto la notizia della pubblicazione del romanzo. Uno di loro addirittura ha letto 300 pagine in un solo giorno (dimenticandosi, però, di fare i compiti di grammatica!)

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai lettori?

I messaggi sono più di uno. In particolare mi piace che qualcuno abbia apprezzato l’idea che il mondo non si divida in buoni da una parte e cattivi dall’altra, come spesso ci viene fatto credere (basta seguire uno qualunque dei talk show che si occupano di politica, ad esempio). Non tutto è o bianco o nero, ma ci sono una moltitudine di sfumature determinate dalle scelte di ognuno e dalle storie che ogni persona si porta sulle spalle. Un altro messaggio è che ci sono sentimenti, come l’amicizia e l’amore, che se cresciuti su solide basi, possono essere pilastri fortissimi a cui aggrapparsi nei momenti in cui tutto sembra perduto. Non vado oltre, mi piacerebbe che ogni lettore potesse cogliere un particolare messaggio guardando il mondo dal punto di vista di questo o quel personaggio.

Progetti per il futuro?

Rimanendo in questo campo, mi piacerebbe fare qualche altro passo in questa strada appena iniziata. Quindi coltivare la passione per la scrittura e, se ce ne sarà la possibilità, pensare ad un nuovo libro. Qualche idea già ce l’ho e, ad essere sinceri, qualcosa ho già scritto, anche se si tratta di un genere diverso dal romanzo storico. Se son rose fioriranno…

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