Il corpo ricorda di Lacy M. Johnson

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E SBAM! Questo è uno di quei libri che riesce a metterti al tappeto in poche pagine. Un knock-out da pugno allo stomaco. Dalle sue pagine, scritte con una penna asciutta, essenziale, affilata come un rasoio in cui ogni parola è una stilettata, trasuda una potente carica emotiva, è una storia tosta, toccante, dolorosa quella che racconta. Il corpo ricorda (NN Editore, pp. 200), della statunitense Lacy M. Johnson, non è facile da digerire, e nemmeno da dimenticare una volta terminata la lettura. È una testimonianza cruda, reale e sincera di ciò che succede a una donna che subisce violenza fisica e psicologica. Non durante gli abusi, che di per se stessi sono già tragici e assolutamente orribili, ma ciò che accade dopo. Nella sua testa, nel suo intimo, nel suo animo, i meccanismi psicologici, come la rimozione, parziale o totale, che vengono a innescarsi e che condizionano la vita quotidiana, il lavoro, i legami affettivi. Come una bambola rotta. È un qualcosa che non abbandonerà mai la persona. Non vittima. Persona. Qualunque cosa essa faccia, con qualunque specialista parli, per quanti anni possano trascorrere. Lo strascico mentale ed emotivo, il timore, la tendenza a guardarsi sempre le spalle, la continua tensione a cui si è sottoposti. Il carnefice, anche se in carcere (magari!), o fuggito chissà dove, continua a esercitare potere sulla sua vittima, un legame che purtroppo non si romperà mai. Ed è terribile. Angosciante. Devastante. La scrittura dell’autrice è una scrittura in prima persona, perché in prima persona ha vissuto ciò che racconta, ha vissuto la violenza, gli stupri e il rapimento per mano di colui che amava. Ed è proprio questo il nodo. L’amore. Quel sentimento tanto grandioso e speciale che può dare tanta felicità ma anche tanto dolore, che crea intrecci da cui è difficile districarsi, anche in situazioni complicate o pericolose. E quando se ne prende coscienza è anche più difficile ammettere questi sentimenti verso chi non li meritava. Il corpo della donna è il vero protagonista di questo denso e impattante memoir, una “macchina” che funziona anche quando non dovrebbe, forse anche più della mente, per questo “ricorda”. Credo sia istintivo, non so se come forma di difesa, autoconservazione, probabilmente sì. La particolarità di questa lettura è che si fa in fretta, si divora veramente in poche ora, ma ti resta addosso per lungo tempo. Ti entra dentro, quasi sottopelle, ed è difficile evitare di pensare e ripensare alle parole lette. È vero, non è il primo testo che parla di violenze, abusi, stupri ma è il modo in qui lo fa la Johnson che lo rende diverso da tutti gli altri, che lo rende pregnante, disturbante e “appiccicoso”. Un libro da leggere. Assolutamente.

Cinzia Ceriani

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