L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez

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Recensione

E’ un romanzo fatto di confini molto labili. Il confine tra amore e ossessione, tra spasmodica e paziente attesa e compiacente giustificazione a determinate scelte non sempre condivisibili, tra il continuo rincorrersi della morte, che tutto può e tutto muta e l’anelito alla vita, tra le pulsioni meramente fisiche e i desideri del cuore, tra ciò che è corretto e ciò che non lo è, tra ciò che si vuole e ciò che si deve, tra morale e immorale. Tra la devozione e il masochismo. E nonostante tutte le sue contraddizioni è uno dei libri più romantici che abbia mai letto, almeno finora. Fermina Daza e Florentino Ariza sono due personaggi vivi e pulsanti, un cuore unico diviso in due le cui parti non hanno mai smesso di battere all’unisono. Sono portatori sani di quell’amore inestinguibile e a tratti inesplicabile di cui oggi si sono perse le tracce e che unisce due anime contro tutti e tutto, anche contro il tempo. Il tempo. Il tempo è il peggior nemico e migliore alleato di Fermina e Florentino, è quell’elemento che li separa e li unisce contemporaneamente, a dispetto degli anni che passano, delle nuove generazioni, dell’epoca che cambia i propri contorni e abbandona il “vecchio”, la Storia, le epidemie così tipiche di quei luoghi assolati del Sudamerica (Marquez non lo dice apertamente, ma da alcuni indizi che dissemina si capisce che il romanzo è ambientato in Colombia), ancora semi-coloniale e ricchi di vibrante fascino, colore e musicalità. Le pagine di questo romanzo sono avvolgenti, accoglienti, creano atmosfera. Non credo di sbagliare se dico che è uno dei lavori più belli dell’autore colombiano, forse anche migliore del suo celeberrimo Cent’anni di solitudine. E’ uno spaccato di vita, di storia e di animo umano. In esso vi è, con pregi e difetti annessi, l’intera essenza dell’uomo, il suo voler dare un significato alla vita e  occupare un posto nel mondo, la sua lotta per sopravvivere, amare e realizzarsi. Stupendo.

 

 

 

Trama

Per cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni Fiorentino Ariza ha perseverato nel suo amore per Fermina Daza, la più bella ragazza dei Caraibi, senza mai vacillare davanti a nulla, resistendo alle minacce del padre di lei e senza perdere le speranze neppure di fronte al matrimonio d’amore di Fermina con il dottor Urbino. Un eterno incrollabile sentimento che Fiorentino continua a nutrire contro ogni possibilità fino all’inattesa, quasi incredibile, felice conclusione. Una storia d’amore e di speranza con la quale, per una volta, Gabriel García Márquez abbandona la sua abituale inquietudine e il suo continuo impegno di denuncia sociale per raccontare un’epopea di passione e di ottimismo. Un romanzo atipico da cui emergono il gusto intenso per una narrazione corposa e fiabesca, le colorate descrizioni dell’assolato Caribe e della sua gente.

 

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