Una donna di Sibilla Aleramo

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Recensione

Con i classici italiani non ho mai avuto un rapporto idilliaco, ma sto cercando di rimediare e di recuperare almeno qualche lettura. Per farlo ho scelto di iniziare da un’autrice importante di cui ho sentito molto parlare, purtroppo però anche questo libro è stato la mia eccezione che conferma la regola. Per tutta la lettura di questo romanzo autobiografico non sono riuscita né a immedesimarmi né a empatizzare con la protagonista o con l’autrice, che in questo caso coincidono, sia per quanto riguarda la scrittura, il tipico stile italiano di inizio ‘900 un po’ pomposo e ampolloso, sia per il modo di ragionare. Non so perché, ma era come se la protagonista mi tenesse alla larga. E’ stato senza dubbio un libro doloroso, una storia crudele e straziante sotto molti punti di vista, eppure ho percepito del freddo, del distacco che non avrebbe dovuto esserci nella narrazione. L’io narrante si pone su un livello diverso rispetto a quello del lettore, racconta le vicende accadute come se non gli appartenessero, come se, invece di essere Sibilla a raccontare Sibilla fosse Sibilla a raccontare una qualsiasi altra persona. Discutibile poi, comprensibile ma non condivisibile, almeno a mio modo di vedere, la scelta di rinunciare al figlio, di “abbandonarlo” per assecondare solo proprie esigenze personali, lontano da un maarito-padrone (ricordiamo che siamo nell’Italia di inizio ‘900 e situazioni come quella della Aleramo, seppur assolutamente non giustificabili, non erano inusuali, anzi) che la trattava e la considerava poco più di un oggetto. Il marito sì, andava mandato a quel paese, ma non il figlio, piccolo tra l’altro. Per questi motivi l’ho letto con lentezza e pesantezza, prendendomi tutto il tempo di capire e analizzare trama, situazioni e personaggi, tuttavia non è servito. Il libro non mi ha colpito né coinvolto, proprio non è nelle mie corde.

 

 

 

Trama

Questo romanzo di Sibilla Aleramo fu pubblicato per la prima volta nel 1906. La fortuna immediata del volume, sia in Italia che nei paesi in cui fu tradotto, fece scoprire al mondo un’autrice che avrebbe fornito negli anni altre grandi prove del proprio talento. Una delle principali ragioni del successo del libro fu il suo tema: si tratta infatti di uno dei primi libri femministi apparsi da noi. Al cuore di questo romanzo ampiamente autobiografico c’è la sua autrice. Come scrive Emilio Cecchi nella postfazione, “con l’Aleramo, non si trattava più di un’autrice, d’una artista soltanto: si trattava anche d’una rivendicatrice della parità femminile, d’una ribelle”. A più di un secolo dalla sua prima pubblicazione, questo vibrante ritratto di una donna che lotta per il diritto a vivere con pienezza e libertà la sua vita si conferma una lettura imprescindibile.

 

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