Jules e Jim di Henri-Pierre Roché

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Recensione

La prima cosa che mi ha colpito di questo romanzo francese di metà ‘900 è la magra figura che fa l’uomo, inteso come esponente del genere maschile, rappresentato dai due protagonisti: Jules e Jim. Deboli e talmente soggiogati e ammaliati dal fascino femminile da perdere qualsiasi forma di dignità, personalità e rispetto verso se stessi. Bella figura, però, non la fanno neppure le donne, che non si sottraggono minimamente al triangolo amoroso che viene ogni volta a formarsi con i due protagonisti, ma anzi accettano e trovano soddisfazione nell’essere rimbalzate dall’uno all’altro come palline da ping-pong. Un meccanismo che si protrae e raggiunge il suo apice nella follia che contraddistingue il finale del libro. Credo di poter dire che si tratta di un romanzo che richiede attenzione e un certo tipo di sensibilità per essere ben inteso. Il confine tra morale e immorale, amore e ossessione, desiderio e possessione è molto labile, è un gioco complicato e pericoloso che può solo condurre a due strade diverse: l’isolamento e il disinteresse da un lato, l’autodistruzione dall’altro. Il mero giudizio fine a se stesso è inutile e perbenista. I sentimenti, le pulsioni e gli istinti coinvolti in questo torbido menage non vanno né additati né condannati. Vanno semplicemente riflettuti, ponderati e analizzati, perché, e ne sono convinta, sotto la superficie, a livello psicologico, c’è molto di più. I personaggi, volenti o nolenti, restano ben impressi nella mente del lettore. Sono efficaci nella loro spregiudicatezza, il loro narcisistico tira e molla è palese senza essere volgare e il lettore tende quasi a volerli capire, giustificare. E’ un effetto molto strano quello che suscita, è psicologicamente disorientante.

 

 

 

Trama

Ci sono libri che vengono oscurati dai film che ispirano. Questo è accaduto a Jules e Jim, da cui Truffaut ha tratto nel 1961 uno dei suoi film più celebrati e più amati. Tanti hanno visto il film, pochissimi hanno letto il libro. Così ai lettori rimane ancora da scoprire nel Jules e Jim di Roché uno dei più bei romanzi d’amore (e di molte specie di amore), un libro che ha una precisione psicologica e una leggerezza di passo che incantano sin dall’inizio. Questa storia dei due amici che amano la stessa donna, per anni, e della donna che ama tutti e due, per anni, rimane nella memoria come un archetipo dei giochi pericolosi del sentimento e della passione.
Quando apparve Jules e Jim, nel 1953, Roché era «un adolescente di settantaquattro anni» che pubblicava il suo primo romanzo. E si sa che nel primo romanzo gli scrittori tendono a parlare di se stessi. Ma solo in anni recenti si è potuto constatare quanto ciò fosse vero in questo caso. Jules, Jim, Kathe: in questo triangolo amoroso riconosciamo i tratti di Roché stesso, di Franz Hessel, di Helen Grund – e, dietro di loro, il profilo lievemente beffardo di Marcel Duchamp. Roché era un dilettante di genio, un dandy che «conosceva tutti» (diceva Gertrude Stein), un uomo che viveva cercando e trovando il piacere con la sottigliezza di un casuista. Franz Hessel era lo «spione della felicità», grande amico di Walter Benjamin, insieme al quale traduceva la Recherche di Proust, infine un maestro della «prosa breve» (e molto da lui Benjamin imparò, nella prosa e nell’arte della flânerie). La bellissima Helen Grund era un’allieva di Käthe Kollowitz. Quanto a Marcel Duchamp, era Marcel Duchamp. Ma queste precise corrispondenze fra il romanzo e la vita di Roché non servono, come sempre, che a esaltare la complicazione dell’insieme. Tutta la vita di Roché e tutti i suoi libri, a guardarli bene, sono un groviglio di triangoli che provoca una certa vertigine metafisica. Jules e Jim, i due amanti della stessa donna, non sono anche colui che prende e colui che osserva, legati da un’amicizia che è piuttosto una simbiosi, come quella fra Bouvard e Pécuchet? E chi è Kathe, soggetto insolente del desiderio, che vuole disporre sovranamente dei suoi amori, secondo un codice rigoroso di non reciprocità? Ciascun lettore troverà una sua risposta, e non sarà una risposta facile, mentre il romanzo continua a parlarci con l’immediatezza e la tranquillità dei libri che nominano qualcosa una volta per tutte.

 

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