Lasciami andare, madre di Helga Schneider

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Recensione

Romanzo emotivamente devastante, molto di più rispetto a Il rogo di Berlino, che comuqnue fra i due è quello che preferisco. Questo è un testo molto più intimistico e personale, benché anche l’altro riporti la terribile esperienza che l’autrice, poco più che bambina, ha vissuto durante l’assedio della capitale tedesca da parte degli Alleati. Durante la lettura ho percepito nelle azioni della protagonista (il libro è autobiografico, come tutti quelli della Schneider) l’angoscia di incontrare, ormai adulta e per l’ultima volta, sua madre. E la donna che si ritrova davanti si rivela assolutamente uguale alla quella spietata e crudele che ha abbandonato la famiglia, lei e il fratello, per diventare membro delle SS che ricordava, solo invecchiata. In un gioco al massacro emotivo, Helga la costringe ad ammettere i suoi crimini, a raccontare le atrocità di cui si è macchiata per “adempiere al suo dovere”. Una violenza, quella di Helga, insensata e autoinflitta, probabilmente utile a esorcizzare la vergogna e il senso di colpa che la accompagnano da anni. E’ insensato perché ormai tali confessioni non servono più a nulla a livello legale o penale. La donna che la protagonista ha davanti non mostra alcun segno di rimorso o pentimento nemmeno in quel momento, in tarda età e sotto gli occhi accusatori della figlia, della Storia e della società, anzi… Ragionando su questo testo mi sono chiesta il perché. Al di là della testimonianza storica che la confessione della madre comporta, perché continuare a punirsi e ferirsi in questo modo? Perché Helga sceglie di autoinfliggersi altro dolore alla ricerca di un amore e di una vicinanza materna che sa benissimo non troverà mai? Non è facile entrare o immedesimarsi in simili meccanismi psicologici, non sappiamo cosa si prova ad essere figli di un carnefice, ma di sicuro questo breve testo è un grido di rabbia nei confronti del nazismo, di una madre solo biologica, dell’abbandono, di un’infanzia negata, di una vita intera tormentata dalle colpe altrui.

 

 

 

Trama

Dopo ventisette anni oggi ti rivedo, madre, e mi domando se nel frattempo tu abbia capito quanto male hai fatto ai tuoi figli”. In una stanza d’albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino, Helga Schneider ricorda quella madre che nel 1943 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere quella che considerava la sua missione: essere a tempo pieno una SS e lavorare nei campi di concentramento del Führer.

 

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