Trilogia della città di K di Agota Kristof

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Recensione

Finalmente un libro che, dopo averlo concluso, mi ha fatto dire “wow”. Attendevo questo momento da inizio anno. Il libro in questione è molto particolare e lo si capisce veramente solo alla fine. Nel mentre, la lettura è disorientante, il lettore si ritrova, ad un certo punto, perso e confuso, ma quando lo si termina e si entra, solo allora, nel vero mood della storia e si comprende come sono andate in realtà le vicende narrate, si apre un mondo e tutti i vari pezzi del puzzle vanno automaticamente al loro posto. Collegamenti e riferimenti paiono allora chiari come il sole. Certo non è una storia facile da digerire e forse non è un libro adattato a tutti. E’ un romanzo, anzi tre romanzi che non possono essere svincolati in alcun modo, che si evolve e cambia, sia nella trama che nella struttura e nello stile di scrittura. L’autrice passa con disinvoltura dai dialoghi serrati privi di narratività del primo libro, caratterizzato da un linguaggio crudo e asettico, a, man mano, un equilibrio tra i due elementi, dialoghi e narrazione, dell’ultimo. E’ la storia di un delirio infantile molto forte, di un’anaffettività assoluta, di un dramma familiare che non lascia scampo. L’ambientazione non è ben definita, si intuisce che si tratta dell’Est Europa durante la Seconda Guerra mondiale, ma niente di più. Eppure personaggi e luoghi sono vivi e palpitanti, tutto il dolore della loro condizione di relitti figli della povertà e della guerra, è descritto con naturale realismo, senza zucchero che possa indorare la pillola. Lucas e Claus sono i protagonisti, due gemelli che diventano uomini nelle proprie personali disperazioni. Uniti seppur divisi per sempre da un tragico destino.

 

 

 

Trama

Quando Il grande quaderno apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la Trilogia della città di K ritrae un’epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

«Tutto ha inizio con due gemelli che una madre disperata è costretta ad affidare alla nonna, lontano da una grande città dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell’Est, ma né l’Ungheria né alcun luogo preciso vengono mai nominati. Un inizio folgorante che ci immette di colpo nel tempo atroce dell’ultima guerra raccontandolo come una metafora. La nonna è una “vecchia strega” sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un’anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto è reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio alle divagazioni. Un avvenimento tira l’altro come se una mano misteriosa e ricca di sensualità li cavasse fuori dal cilindro di un prestigiatore crudele.» (Rosetta Loy)

 

 

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