Leopardi. L’infanzia, le città, gli amori di Renato Minore

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Recensione

A metà strada tra il saggio e la biografia, è stata una lettura davvero piacevole. L’argomento, devo ammetterlo, era un po’ ostico, sia per il linguaggio non sempre facile che per i contenuti usati per descrivere, in breve, la vita di questo grande poeta. Tuttavia, la scelta di redigere capitoli molto brevi ha conferito sprint e leggerezza. Conoscere Leopardi, quello vero, la sua infanzia, la sua personalità, le sue manie la sua genialità e le sue sregolatezze, un uomo così diverso da come ce lo propongono a scuola, è stata un’avventura. Lui era un genio. La vita non gli è stata facile, non gli ha riservato sconti. Creatura solitaria dedita allo studio quasi forzato, almeno nei suoi primi anni, intrappolato tra una madre-padrona, assente e anafettiva, e un padre frustrato, defraudato del ruolo di capofamiglia, castrato da una moglie compulsiva e maniaca del controllo e ossessionato dai libri e dalla cultura, è diventata con il tempo un uomo realista, profondo conoscitore della realtà e  dell’animo umano. Certo, la vita, come dicevo, non gli ha risparmiato malattie fisiche, manie e atteggiamenti compulsivi, ma in cambio ha ricevuto la possibilità di poter godere di una posizione privilegiata da cui osservare con critica obiettività, e certe volte con un po’ troppo pessimismo, l’uomo e il mondo che lo circonda. Sincero fino all’osso e senza peli sulla lingua. E’ bello andare oltre le semplici e ridotte nozioni scolastiche.

 

 

 

Trama

Al centro di questo libro i giochi, i sogni, i terrori dell’infanzia nel soffocante microcosmo familiare di Giacomo Leopardi, tra una madre gelida e un padre debole e “colto”. Lo scontro con la Roma dei potenti, dei postulanti, dei letterati che trescano con la gloria. La sofferenza della diversità fisica, oggetto di continua maldicenza. Una infelice passione vissuta sotto la tutela del chiaccheratissimo Ranieri. Gli ultimi anni della Napoli chiassosa dei lazzaroni e dei Pulcinella, su cui incombe il terribile colera del 1837. Il Leopardi di Minore è tenero e disperato, curioso e appassionato, fragile e implacabile. Dolorosamente uomo quando offre l’amata Fanny al bel Tonino o medita una profetica lettera a un giovane del Ventesimo secolo.

 

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