Revolutionary Road di John Keats

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Recensione

Libro cult del ‘900 americano. Lettura indispensabile. Imprescindibile. Sarà. Sarà che i tempi di oggi sono molto diversi da quelli in cui è stato scritto il romanzo, sarà che oggi siamo abituati a ben altro, sarà che oggi il concetto di famiglia si sta disgregando ben oltre e in maniera più pericolosa rispetto a quanto descritto da Keats. Nella famiglia protagonista di Revolutionary Road non ho trovato niente di nuovo da ciò che accade fra le odierne mura domestiche: mancanza di comunicazione, egoismi personali, mancanza di empatia per il partner,, desiderio di cambiare e fuggire dalla realtà (Frank con l’amante, April con un trasferimento in Europa) da cui, allo stesso tempo, non ci si vuole allontanare, per abitudine o per comodità; figli come un mezzo o un impedimento. E’ come una valanga: una serie di piccoli e innocui detriti che, rotolando verso valle, si accumulano fino a diventare un unico enorme organismo impossibile da fermare, se non alla fine della sua corsa, e con tutte le sue terribili conseguenze. Nella famiglia decadente di ieri di Keats c’è la famiglia decadente di oggi. Mi ha impressionato il parallelismo che viene naturale fare, le analogie. O Keats è stato molto abile a percorre i tempi, a leggere i mutamenti futuri della società e della famiglia o, in fondo, è sempre stato così da che mondo e mondo e la sola differenza sta semplicemente nel parlarne o  meno. Cambiano le epoche, ma certe cose evidentemente no. Ho fatto fatica a entrare nel romanzo, ho dovuto leggere un po’ di capitoli prima di superare lo scoglio del “e quindi? Che c’è di strano? Banale.” Ma poi ho capito. Ho capito che quel “banale” in realtà siamo noi oggi. Non solo in famiglia, ma anche sul lavoro e nei rapporti di ipocrita cortesia con gli altri. L’unico personaggio vero, sincero, empatico è John Givings, il figlio “pazzo” dei vicini di casa, l’unico che ha saputo cogliere la realtà, il disagio di April e l’egoismo di Frank.

 

 

 

Trama

È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrammatica locale, ma Frank e April si sentono destinati a una vita creativa e di successo, possibilmente in Europa. Nella storia della giovane famiglia in apparenza felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, e l’inevitabile esplosione arriva con una potenza da dramma shakespeariano.

 

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