La fine della strada di John Barth

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Autore: John Barth
Genere: Narrativa
Prezzo: € 17,00
Prezzo ebook: € –
Data pubblicazione: giugno 2020
292 pagine circa
Editore: Minimum Fax

Trama

La fine della strada (pubblicato originariamente nel 1958 e finalista al National Book Award) è il romanzo meno «barthiano» di John Barth: alla tendenza barocca, sperimentale e metanarrativa che contraddistingue gran parte della sua opera, qui si sostituisce infatti uno stile asciutto e lineare dallo straordinario mordente.
Una situazione quanto mai tipica – un triangolo amoroso sullo sfondo di un’università della East Coast – diventa in queste pagine un formidabile e spietato romanzo filosofico che alterna comicità e nichilismo, satira e tragedia; al centro, uno dei più irresistibili antieroi della letteratura postmoderna: Jacob Horner, il giovane professore adultero che fa della paralisi esistenziale un grottesco sistema di vita.

 

 

John Barth

John Barth nasce il 27 maggio del 1930 a Cambridge, nel Maryland, insieme a una sorella gemella, Jill: circostanza tutt’altro che trascurabile nella carriera dello scrittore, se è vero che in più di una sua opera si fa allusione a coppie di gemelli, e che i suoi libri, a quanto sostiene, tendono per un certo periodo a susseguirsi in coppie affini (due romanzi “nichilisti”, due voluminosi romanzi storici sui generis, due raccolte di racconti sperimentali, e così via). Il primo ambito in cui il giovane Barth cerca di distinguersi, dopo aver frequentato una mediocre scuola media locale, è quello della musica. Lasciata Cambridge, si iscrive alla prestigiosa Juilliard School di New York: batterista jazz dilettante, sogna di diventare arrangiatore. Ma pochi mesi nell’ambiente scoppiettante del jazz nero gli bastano per rendersi conto di non avere nessun vero talento in quel campo. Torna nel Maryland, dove si iscrive senza troppa convinzione alla facoltà di giornalismo della Johns Hopkins University di Baltimora: è il suo ingresso nel mondo delle lettere, che non abbandonerà più. Nel 1953, appena laureato, ma già sposato e padre di tre figli, Barth comincia a insegnare presso la Penn State University; senza titoli di dottorato né pubblicazioni a suo nome, però, la carriera del giovane professore appare quanto meno incerta. Nel 1956, mentre la famiglia si destreggia alla meglio fra le ristrettezze finanziarie, il suo primo romanzo, L’Opera Galleggiante, trova finalmente un editore. Il successo arriva subito: il libro è tra i finalisti del prestigioso National Book Award. La stessa sorte avrà Fine della strada (1958), romanzo “gemello” del primo, con cui condivide il tema del triangolo amoroso, ma in chiave più tragica e cupamente ironica (nel 1970 ne verrà anche tratto un mediocre film, che è rimasto l’unico tentativo di trasposizione cinematografica della narrativa barthiana). La genialità di Barth nel riuso parodistico di generi e cliché letterari offrirà subito dopo una delle sue prove migliori con Il coltivatore del Maryland (1960), ottocento pagine di brillante rivisitazione della forma-romanzo inglese del Settecento.  Nel 1966 Barth pubblica Giles ragazzo-capra, un altro romanzo-fiume ambientato stavolta in un’immaginaria mega-università, metafora del mondo intero in epoca di Guerra Fredda. È un nuovo passo nella direzione della parodia autoreferenziale tipica del postmoderno; la sua opera più significativa in questo senso, quella più arditamente sperimentale, è La casa dell’allegria, una “raccolta di racconti per carta stampata, nastro magnetico e voce dal vivo”, che esce nel 1968 e lo consacra come uno dei padri della letteratura postmoderna, ricevendo un’altra candidatura al National Book Award. Il premio vero e proprio Barth lo vincerà con il successivo Chimera (1972), una raccolta di tre racconti lunghi che hanno per protagonisti rispettivamente la sorella di Sheherazade e gli eroi greci Perseo e Bellerofonte: di nuovo un raffinato e geniale gioco di aggiornamento di materiale letterario preesistente. All’intensa attività di insegnante Barth continua ad affiancare la produzione narrativa: il romanzo LETTERS (1979) è forse la sua opera più ambiziosa, in cui ricompaiono, in veste di autori di un lungo scambio epistolare, i protagonisti di tutte le sue opere precedenti. Seguono tre romanzi (Sabbatical, The Tidewater Tales, The Last Voyage of Somebody the Sailor) , una raccolta di racconti (On with the Story) e un’opera semi-autobiografica (Once Upon a Time): i temi – con infinite, pirotecniche variazioni – restano nella maggior parte dei casi gli stessi: la baia del Chesapeake, l’oceano, i viaggi in barca a vela, una coppia di innamorati non più in giovane età, una pletora di allusioni ai personaggi della narrativa di ogni tempo, da Sinbad a Ulisse a Don Chisciotte all’amata Sheherazade; ma sempre di più il tema principe della narrativa barthiana è l’atto stesso del narrare. In ogni storia si apre una nuova storia, autore e personaggi si confondono: John Barth è il campione della cosidetta metafiction, che alla linearità del realismo oppone una ricchezza pluridimensionale – e a volte molto cerebrale – di piani narrativi. Dagli anni Sessanta a oggi Barth è stato inoltre autore di un gran numero di articoli, introduzioni, interventi critici in occasione di seminari e convegni: due dei suoi saggi, “The Literature of Exhaustion” e “The Literature of Replenishment”, rispettivamente del 1967 e del 1979, sono considerati fra i fondamentali scritti teorici del postmodernismo.
Al momento, Barth continua ad abitare nel Maryland (nel piccolo centro di Chestertown, a pochi chilometri dalle sponde del “suo” Chesapeake) e ha appena terminato una nuova raccolta di racconti, Ten Nights and a Night, che negli Stati Uniti uscirà per Houghton Mifflin nel 2004.



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