1984 di George Orwell

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Recensione

Non ho mai letto in vita mia un libro che sia stato in grado di trasmettermi ansia come questo, neppure il più agghiacciante dei thriller. Probabilmente ho sbagliato periodo, non avrei dovuto leggerlo durante una quarantena causata da una pandemia seguita da una crisi economica. Ad ogni modo, 1984 è un perfetto ossimoro, un libro che si commenta da solo e non necessita di presentazioni, nella sua lungimiranza. In esso ho ritrovato molte similitudini con la crisi iniziata quattro mesi fa e che stiamo ancora vivendo; è diventato, per me, il libro che ho sottolineato di più in assoluto. Impressionante. Davvero, mi ha colpito molto e aperto gli occhi su molti aspetti sociali e politici, su come una popolazione viene considerata e manipolata, e su come questa stessa popolazione si lasci manipolare. Grandissimo libro. Indispensabile, oserei dire, per interpretare non solo i nostri tempi, la nostra società, ma anche e soprattutto per capire noi stessi e quale sarà il futuro dell’umanità.

 

 

 

Trama

1984. Il mondo è diviso in tre superstati in guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. L’Oceania, la cui capitale è Londra, è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Insomma: tranne vivere, se non secondo i dettami del Grande Fratello. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità…

 

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