Un giorno della mia vita: l’inferno del carcere e la tragedia dell’Irlanda in lotta di Bobby Sands

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Recensione

Scrivere una recensione su questo libro, seppur breve, di appena poche righe, non è semplice. Tante sono le emozioni, i pensieri e i ragionamenti che ruotano attorno ad esso. Non è un romanzo, non è un’inchiesta, non è un saggio. E’ un resoconto. Una testimonianza nuda e cruda delle atrocità e della repressione che, anche in tempi tutto sommato recenti e che si crede di aver lasciato alle spalle, subisce un popolo sottomesso. Da queste pagine trasuda la voglia di rialzare la testa, di difendere e rivendicare la propria terra, le proprie origini. Parole e immagini dure, agghiaccianti e schiaccianti si susseguono una dopo l’altra. Alcuni chiamano i coprotagonisti di queste vicende terroristi, altri li definiscono eroi, patrioti. Io mi pongo a metà strada, perché non condivido la violenza che, come sappiamo, almeno per l’Irlanda del Nord, non ha portato a nulla, se non a centinaia di morti e ad essere ancora territorio, una colonia, inglese. Eppure, allo stesso tempo, comprendo, accolgo e condivido l’ideale di Sands e di tanti come lui, perché nessun popolo dovrebbe essere sottomesso ad un altro, nessun uomo dovrebbe essere privato della propria dignità e identità culturale. Vale la pena sacrificare la propria vita per questo? La storia ci ha e ci sta dando una risposta. Forse, se come in questo caso non funziona, l’obiettivo di libertà non viene raggiunto, non è l’ideale ad essere sbagliato, ma il modo attraverso cui si tenta di raggiungerlo. Le pagine scritte da Sands sono una stilettata. Dolorose. Consiglio di leggerle.

 

 

Trama

Attraverso il lucido e impietoso resoconto di “un giorno della sua vita” nel carcere di Long Kesh, Sands ricostruisce la drammatica esperienza della detenzione: il freddo, la fame, la tortura, l’umiliazione fisica e psicologica di un uomo che non accetta di perdere, insieme ai diritti politici, la dignità della condizione umana. Malgrado il peso dell’angoscia e della sofferenza, la testimonianza di Sands si apre alla speranza, disegnando una mappa dei valori irrinunciabili, un codice morale che va oltre il mero esercizio del coraggio. Una dettagliata cronologia di Silvia Calamati offre, a chiusura di volume, un utile strumento per orientarsi nella storia irlandese degli anni settanta.

 

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