Libri che… i distopici

Quando si dice che la realtà supera la fantasia, o come in questo caso, che la fantasia supera la realtà. In attinenza con il periodo che stiamo vivendo ho deciso di incentrare la rubrica di oggi dedicata ai generi letterari ai distopici. Ammettiamolo. Chi di noi, in questo ultimo mese, non ci ha fatto neanche un minimo riferimento, un minimo pensiero al riguardo? Io sì. Tutto ciò che stiamo affrontando a causa del Covid è talmente surreale (la quarantena, la clausura forzata, la chiusura delle attività commerciali e produttive, i divieti, il numero dei morti, le strade e le città deserte) che a volte mi sembra davvero di trovarmi tra le pagine di un distopico, che tra l’altro adoro leggere, è uno dei generi letterari che prediligo. Tutti noi ormai li conosciamo, ma se dovessimo dar loro una definizione, cosa sono i distopici?

Tornato alla ribalta negli ultimi anni, il distopico sembra un genere nuovo, in realtà di nuovo non c’è proprio nulla. Già George Orwell nel 1949 aveva pubblicato il famosissimo 1984 e Margaret Atwood aveva dato alle stampe Il racconto dell’ancella nel 1985, senza contare che Ray Brandbury nel 1953 aveva dato alla luce Fahrenheit 451. La differenza sta nel fatto che mentre ora è considerato un genere a se stante, prima la distopia rientrava nella fantascienza.

Si tratta di romanzi ambientati in una realtà futura post apocalittica (le catastrofi sono dovute a cataclismi naturali, sanitari, o causati dall’uomo, come una guerra nucleare, ad esempio) in cui ciò che rimane dell’umanità, ridotta ai minimi termini, cerca tra scelte sbagliate, sete di potere, società altamente controllate e limitate nelle loro libertà, personali e non, con l’uso della violenza e di metodi poco ortodossi, di ripartire, di ricominciare da capo cercando di rimediare agli errori passati, ma creandone, al contrario, di nuovi e peggiori. Tenendo ben presente l’obiettivo della sopravvivenza, chi è al potere esercita le peggiori delle tirannie, le singole persone vengono declassate a numeri, elementi utili o non utili alla società. Le condizioni di vita sono terribili. Fame, violenze, nessuna prospettiva di un futuro migliore, paura continua. E in tutto questo, spesso vi è un gruppo di persone, o un singolo, che non sono disposti a tollerare oltre, che si ribellano.

Ovviamente si tratta quindi di una realtà anti-utopica, altamente negativa e degradante, nella quale alcune espressioni politiche, tecnologiche o scientifiche e ambientali, oppressive e pericolose, vengono portate al limite massimo, quasi all’estremo.

Oltre a questi elementi, nelle trame distopiche non è inusuale trovare una società gerarchica rigidamente divisa in classi sociali con sistemi educativi che impongono alle persone l’adorazione dello stato e del governo, quale unico valore riconosciuto e importante; il dissenso e l’individualità sono valori, invece, negativi e da debellare; il mondo al di fuori dello stato è visto con timore e ribrezzo; il sistema penale comprende torture fisiche e psicologiche, mentre organismi militari e paramilitari controllano costatemente la popolazione, anche in modo brutale.

Qui sotto, come sempre, vi riporto quelli che secondo me sono gli imperdibili del genere, ma molti altri sono i romanzi da leggere: la saga Firebird di Claudia Gray; la saga Legend di Marie Lu; la saga Divergent di Veronica Roth; la duologia Wolf di Rayan Graudin; la saga The 100 di Kass Morgan; la duologia Flawed di Cecelia Hearn (ve la consiglio vivamente); The giver di Lois Lowry; la saga La quinta onda di Rick Yancey; Ragazze elettriche di Naomi Alderman, la stupenda saga di Hunger games di Suzanne Collins… potrei continuare per ore, dalla quantità di romanzi che esistono di questo genere, ma, come dicevo, ecco gli immancabili.

 

1984

DI GEORGE ORWELL

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IL RACCONTO DELL’ANCELLA

DI MARGARET ATWOOD

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FHARENHEIT 451

DI RAY BRADBURY

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IL SIGNORE DELLE MOSCHE

DI WILLIAM GOLDING

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