Recensione: Dopo mezzanotte di Irmgard Keun

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Negli ultimi due anni Irmgard Keun è stata per me una piacevole scoperta. Una penna ironica e tagliente, sarcastica e “velenosa” al punto giusto, ma anche un’ispiratrice per le donne, soprattutto quelle della sua epoca, gli anni Trenta, Quaranta della Germania nazista. Per ribellarsi; per non accettare passivamente il ruolo di marionetta femminile assoggettata ai nazionalsocialisti; per dimostrare che le donne possono e devono essere più forti, perché hanno bisogno d’amore e di amare. “Devo mostrarmi più fragile di quel che sono, così lui può sentirsi forte, e amarmi.” Scrive Keun.
Le donne e il loro rapporto con il nazismo, sia in ambito amicale che famigliare e di coppia è quindi il filo conduttore dell’intero romanzo Dopo mezzanotte (L’Orma editore, pp. 182) scritto e pubblicato nel 1937, allora l’autrice era la compagna di Joseph Roth, e riportato ora in auge in Italia dopo circa un ventennio dalla sua ultima pubblicazione.
Nelle sue pagine la Keun non ne risparmia una al governo totalitarista che lei stessa ha vissuto, ne descrive caratteristiche e sembianze con affilata ironia, quasi al limite della satira, sottolineandone la meschinità e come un po’ tutti approfittassero, almeno per un certo periodo, della situazione per i propri scopi personali, di come gli ideali, persino quelli della famiglia, fossero mutati e, anzi, trasmutati, addirittura sfigurati dall’incalzante politica hitleriana che nulla, niente e nessuno aveva il potere di intaccare, neppure la morte, preferibile, sotto certi versi, ad altre conseguenze. Eppure ci si poteva ribellare, questo è il messaggio dell’autrice, urlato forte e chiaro, ma per qualche assurdo motivo sembravano tutti invischiati in una sorta di colla appiccicosa che non lasciava scampo.
Mi è piaciuto molto il taglio particolare dato al romanzo, il nazismo e la sua influenza sulla normalità dei rapporti femminili e di coppia; la voglia dell’autrice di metterne in risalto le assurdità e le doppiezze di quel periodo folle, di mettere in ridicolo tali ideali, tali comportamenti. Forse perché altro (non) si poteva fare. Cinzia Ceriani

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