Ritratto di un matrimonio di Robin Black

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Recensione

Ci ho provato. Cio ho provato davvero. Mi sono trascinata questo romanzo per tre, e dico tre, settimane, ma niente. L’effetto soporifero era assicurato. E’ un romanzo “colmo” di tutto: amore, rimpianto, nostalgia, sentimenti profondi e desideri e rabbia, eppure è estremamente lento, tanto che a tre quarti del libro, al punto in cui sono arrivata io prima di decidere di chiuderlo e riporlo, si ha ancora l’impressione di essere al punto di partenza. Pensavo di trovarmi davanti una storia forte e intensa, con dei personaggi pregnanti e invece… I personaggi sono praticamente immobili, così come la trama. Inconsistente. Lodevole, però, ed è grazie a ciò che il romanzo si prende due astelline anziché una, la scrittura ricca, elaborata, semplice ma ricercata, come piace a me.

 

 

 

Trama

Augusta e Owen sono sposati da così tanto tempo da essere ormai “un’unica creatura” solitaria e separata dal resto del mondo. Da poco vivono in campagna, in una fattoria dove la terra è un luccichio di foglie dal suolo fino al cielo, e i laghi sono così perfettamente rotondi che sembrano usciti da un libro di fiabe. Augusta è una pittrice, ha gli occhi azzurri sotto le sopracciglia nere e un’avvenenza che suggerisce forza e potenza. Owen è uno scrittore, ha quarantotto anni ma pare ancora un ragazzo, con i capelli lunghi che gli cadono sul viso e i maglioni che sembrano presi in prestito dal padre. Augusta e Owen vivono in una vera e propria “enclave creativa” da quando Alison, una pittrice, ha preso in affitto la casa di fronte alla loro. Minuta, il viso sorridente, le guance tonde, gli occhi grigio chiaro che sembrano d’argento come i capelli, Alison si è rifugiata in campagna attratta dall’idea di avere degli artisti come vicini. Abitare un’antica fattoria, dipingere ogni singolo scorcio di un luogo incantato, scrivere in un granaio su un’amena collina, essere “un’unica creatura”: la felicità sembrerebbe la condizione naturale di Augusta e Owen se… se i due osassero soltanto portare alla luce i folletti maligni che li sbeffeggiano dall’ombra e li sfidano a farli uscire. La ragione vera del trasferimento della coppia in campagna non ha, infatti, nulla a che vedere con il coronamento del loro idillio, ma con la sua sfiorata fine, precisamente con il tradimento di Augusta…

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