Sarà un capolavoro e Racconti di F.S. Fitzgerald

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Recensione

Dal mio modesto punto di vista ritengo che ci sono autori di cui è quasi superfluo redigere recensioni. Primo perché sono degli scrittori la cui bravura è indiscussa, indipendentemente dai gusti personali che non possono intaccarne l’obiettivo talento; in secondo luogo perché moltissimo è già stato detto, scritto, analizzato e sviscerato su di loro e le loro opere e ormai si rischia di scadere nel ripetitvo. C’è anche da dire che ogni buon lettore ha sempre e comunque qualcosa da dire, ed è un suo sacrosanto diritto, autore leggendario o meno. E uno di questi autori è proprio F.S. Fitzgerald. Non è certo un mistero l’amore che provo per lui e i suoi capolavori, ma questa volta ho deciso di fare qualcosa di diverso, di non limitarmi alla semplice lettura di un suo romanzo, e così ho affinacato ai Racconti (Feltrinelli) la lettura delle lettere che Scott ha scambiato nell’arco di ventitré anni con il suo agente, il suo editor, l’editore e alcuni scrittori suoi contemporanei, in particolar modo Hemingway, che deve il suo successo proprio a Fitz, come lui stesso si firma in alcune epistole. Il risultato, per me, è stato straordinario. Da un lato avevo lo scrittore che tutti conosciamo: malinconico, romantico, ironico, innamorato dell’amore e sognatore irriducibile (indimenticabili i racconti Sogni d’inverno e Amore nella notte; da brivido, invece, La cosa più sensata e Amore caro), con la sua penna decisa, a volte irriverente e colma di speranza. Dall’altra, al contrario, mi sono ritrovata a scoprire un uomo deluso dalla vita e da se stesso, estremamente fragile, ossessivo, maniacale, perfezionista e alla perenne ricerca del proprio io attraverso la parola scritta; invidioso, megalomane. Ma era anche un uomo ferito, straziato dal dolore per la malattia della moglie, Zelda, la sua musa (è una stretta al cuore la lettera 79, indirizzata proprio a Zelda durante uno dei suoi ricoveri), e dilaniato dai debiti e da una vita di sregolatezza. Era un’anima inquieta tormentata da un’insicurezza controbilanciata da un forte egocentrismo ed egotismo. E’ stata un’esperienza davvero unica, interessante e illuminante, che aiuta a comprendere meglio sia l’uomo che lo scrittore e i suoi testi. Da fare assolutamente.

 

 

 

Trama

Sarà un capolavoro

Giovanissimo, Fitzgerald si pose tre obiettivi: sposare Zelda Sayre, scrivere libri di «valore perenne» e guadagnare un sacco di soldi per vivere «sopra gli schemi». Ma com’era veramente la sua vita? Un tripudio di feste, ville e sregolatezze? In questo libro sono raccolte le lettere che scrisse al suo editor Perkins, al suo agente Ober e agli amici scrittori – Hemingway, Wilson – che ebbero un ruolo cruciale nella sua esistenza; lettere che mostrano il ritratto di uno scrittore triste, fragile e solo, indefesso nella sua missione, un intellettuale che interveniva in tutte le fasi del lavoro editoriale dei propri libri e di quelli degli altri (fu accanito lettore di manoscritti, scout, editor), un talento immenso che in nome dell’arte si è sacrificato fino a consumarsi.

Racconti

I racconti hanno quasi tutti una colonna sonora inconfondibile, e a differenza di quanto si crede comunemente, non è il jazz bensì il blues. Anche in quelli apparentemente più scanzonati, riuniti nelle serie dedicate ai personaggi di Basil e Josephine, in cui Fitzgerald ha rievocato la propria adolescenza e quella di Ginevra King, il suo primo amore, lo stato d’animo prevalente è la malinconia. E non è un caso che la raccolta più suggestiva, quella che accompagnò la pubblicazione del Grande Gatsby, racchiudesse nel titolo proprio l’accenno alla tristezza dei giovani, quando essi hanno perduto ormai le loro illusioni e non sanno più sognare. In genere, quelle raccontate dallo scrittore americano sono per lo più storie di sconfitte, personali e di coppia, di malattia fisica e mentale, di individui fragili che soccombono, incapaci di sottrarsi ai vizi, alla dipendenza dall’alcol o alle lusinghe del denaro, e che per tutto ciò pagano un prezzo molto alto. L’avere comporta la sconfitta dell’essere.” (Dalla Prefazione di Franca Cavagnoli)

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