L’altra verità. Diario di una diversa di Alda Merini

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Recensione

Da tempo volevo leggere la Merini, ma le sue poesie, per quanto profonde e dolorosamente veritiere, non erano ciò che cercavo. Volevo conoscere lei, non la scrittrice, anche se molto probabilmente è impossibile scindere la donna dalla scrittrice. L’occasione l’ho avuta con questo breve diario. Toccante, forse ancora più profondo e avvolgente dei suoi versi, conduce il lettore nel vasto e oscuro oceano che caratterizzava la vita in manicomio, delle anime che lo popolavano e nella mente, confusa forse, dissennata e ribelle di Alda. E’ stato un viaggio breve ma intenso e a tratti difficile, da interpretare come un antico geroglifico espresso a simboli arcaici. Bello. Inespolicabile, se non con queste parole. Da leggere.

 

 

 

Trama

Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del “sentire”. Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un’onda che alterna la lucidità all’incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo “sperdimento”, ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l’abitudine, l’indifferenza e la paura del mondo che c’è “fuori”.

 

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