Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

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Recensione

Il racconto dell’ancella è un romanzo che può far male e indignare, e parecchio anche. Per diversi motivi. Primo perché, seppur scritto agli inizi degli anni ’80 e riabilitato in questi ultimi due anni grazie alla casa editrice Ponte alle Grazie, sembra essere circondato dallo stesso alone di preveggenza che ha caratterizzato altre opere dello stesso stampo, ed epoca, come ad esempio il famigerato 1984 di Orwell. Quindi, anche a distanza di molti anni, come dicevo, le argomentazioni trattate in questa distopia sono fortemente moderne e attuali e non nascondo che intimorisce, almeno me, vedere scritto nero su bianco certe realtà letterarie che, se spogliate della loro veste narrativa, dei simbolismi e delle metafore, risultano assolutamente verosimili, probabilistiche e purtroppo concrete, dietro l’uscio di casa. La donna è la “vittima”, il capro espiatorio ideale di questa vicenda, ridotta a mero oggetto, privata di qualsiasi diritto e dignità, atto soltanto a garantire la sopravvivenza di coloro che sono al potere. Lampante è come, per l’ennesima volta, l’uomo non sia in grado di imparare dai suoi errrori e autogestirsi con criterio. Fatti estremi necessitano di soluzioni estreme per mantenere il controllo, è vero, peccato che questi portino ai totalitarismi, perché l’uomanità, è assodato, non è capace di vivere secondo buon senso, deve costatemente avere qualcuno che gli dica cosa fare o non fare, con regole precise, premi e punizioni, ma l’uomo è corruttibile e chi ha potere se ne approfitta, prevarica. L’uomo, infatti, cerca di sopravvivere, assicurare il proseguo della specie, ma, forse per sua stessa natura, è un essere che non riesce a rispettare le sue stesse leggi. Ed ecco allora che il rigore totalitarista diventa una facciata, qualcosa a cui solo chi non è un politico  deve sottostare. Ricatti, umiliazioni, falsità, eliminazione del dissidente, la paura come arma di controllo.

Libro molto interessante, ben scritto, la Atwood ha un modo avvolgente di invitare il lettore nelle sue pagine, ma richiede molta attenzione ai dettagli e sensibilità per essere compreso appieno.

 

 

Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

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