Recensione: Veneti in controluce di Giuseppe Ausilio Bertoli

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Il veneto, si sa, è, è sempre stato e sempre sarà un popolo di poche ciacole e tanti fatti, sia a livello produttivo, artigianale e industriale che nella quotidianità. I veneti sono gente pratica e concreta, a cui piace sì divertirsi, ma anche e soprattutto andare al nocciolo della questione, non si perdono in giri di parole o scuse, non demandano e non rimandano, esattamente come i racconti che il sociologo vicentino Giuseppe Ausilio Bertoli ci consegna con l’antologia Veneti in controluce (Fernandel, pp. 125).
Diciotto racconti in cui si legge la nostalgia per la giovinezza, il desiderio di rivivere vecchie e piacevoli sensazioni tipiche di quell’età in cui le gambe reggevano e le donne le si conquistava con un battito di ciglia; quegli anni in cui si poteva tranquillamente girare a qualsiasi ora a Campo Marzo, zona centrale di Vicenza oggi tristemente nota alle cronache per i numerosi atti criminosi che in essa si verificano, senza paura e senza il rischio di imbattersi in incontri poco piacevoli o assistere a scene di desolante degrado degne di un poliziesco di second’ordine.
Ma in essi si legge anche la forza di volontà dei veneti di non lasciarsi andare o intimorire, né dall’età che avanza, né dai vicini molesti, né da una morte improvvisa o da ragazzini troppo esuberanti e spesso arroganti.
I frammenti di vita che l’autore ci rimanda appaiono, nel loro essere raccontati con uno stile fluido e ricercato, facendo uso a volte di parole che sono diventate rare da leggere e scrivere, a volte troncati o frettolosi, chiusi in maniera repentina.  Probabilmente questa è una scelta stilistica narrativa, forse per adattare lo scritto al temperamento veneto, sbrigativo, sollecito, che, come scrivevo sopra, va dritto al punto, azzera e ricomincia da capo, scrollando le spalle e magari spostando l’attenzione su altro.
C’è anche da dire, però, che molte situazioni descritte da Bertoli si possono tranquillamente riferire alla realtà in generale delle persone e del loro modo di vivere e affrontare la vita, che si può riscontrare in qualsiasi altra parte del Bel Paese e non solo in Veneto. Mi riferisco, ad esempio, ai racconti Inferno condominiale, La madre nel cuore, Sposalizio settembrino e L’idolo di Giuliana, dove non ci sono chiari e precisi riferimenti al Veneto e alle sue genti.
Insomma, i veneti li si possono osservare ed analizzare da diversi punti di vista, direttamente o in controluce, da sopra o da sotto, di lato o dall’alto, ma in definitiva pur mantenendo ogni popolo le sue caratterizzazioni, non si può negare che tutto mondo è paese.

Cinzia Ceriani

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