Recensione: Il giorno perfetto per un delitto di Barbara Sessini

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Il giorno, per un delitto, poteva anche essere quello perfetto, ma di sicuro i giorni trascorsi fra le pagine di questo thriller non lo sono stati altrettanto.
Ho fatto molta fatica ad entrare nella storia che ci racconta Barbara Sessini nel suo Il giorno perfetto per un delitto (Newton Compton editori, pp. 444), e per la cui copia ringrazio infinitamente Newton Compton, non in mi prendeva minimamente e più andavo avanti con la lettura meno mi coinvolgeva, a stento e con molti intervalli nel mezzo, sono arrivata alla metà.
Paradossalmente il romanzo è scritto molto bene, un po’ conciso forse, senza fronzoli, la lettura scivola via veloce, così come anche le pagine, snocciolate una dietro l’altra, ma al contempo ho trovato la scrittura asettica, un po’ arida e priva di quel quid, quello stile che cattura il lettore e lo trascina all’interno, lo fa affezionare ai personaggi, anch’essi molto freddi, devo dire.
Parlando della trama, invece, mi ha dato l’idea di trovarmi davanti ad un enorme calderone con all’interno uno svariato numero di elementi, chiaramente tutti correlati tra loro, che invece di sciogliere il bandolo della matassa di questo intricato thriller tutto sardo (e italiano) lo ha confuso ancora di più.  Fino a che, superata di poco la metà, non sono più riuscita a proseguire oltre. Capisco, e so perfettamente, che dove c’è un crimine sicuramente ce ne sono molti altri per coprire lo stesso crimine, ma probabilmente gli elementi in questo romanzo sono davvero troppi: omicidio, riciclaggio, spaccio di sostanze stupefacenti, rapimento, ricatto in stile mafioso, la fallacità di una giustizia e una legalità sommaria che tenta di scaricare le responsabilità di un determinato crimine su un uomo avvalendosi solo di prove indiziarie e senza alcun approfondimento investigativo. Ecco, forse è stato questo il problema. Troppe cose su cui il lettore deve continuamente spostare l’attenzione.
Credo che l’autrice abbia molto da dire, e lo fa con adeguati schemi narrativi e trame intricate, ma ritengo anche che, per meglio arrivare ai lettori, dovrebbe selezionare un numero limitato di elementi narrativi su cui concentrarsi e “smussare un po’ gli angoli” dei suoi personaggi, passatemi il termine, renderli meno asciutti, per catturare davvero al lettore.

Cinzia Ceriani

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