Recensione: No exit di Taylor Adams

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Adrenalina pura. Suspence a livelli molto elevati e colpi di scena rapidi, in continua successione e incredibilmente studiati ad arte.
Si potrebbe quasi pensare, e non nascondo di averlo fatto, che la protagonista sia un tantino sfortunata e per questo forse lo “studio ad arte” della trama a cui accenno nelle righe sopra potrebbe far apparire il contesto un po’ forzato, ma lo svolgersi della vicenda è talmente fluido, il concatenarsi dei vari episodi e delle varie conseguenze di ogni azione intrapresa dai personaggi è così ben costruita e “naturale” che la forzatura, se c’è, può anche passare in secondo piano.
No exit di Taylor Adams (Dea Planeta, pp. 352) è un thriller sconsigliato ai deboli di cuore e agli ansiosi, è un costante alternarsi di aspettativa, emozioni al cardiopalma e rilassamento. Il lettore non sa mai cosa lo attenderà alla pagina successiva, cosa Darby, la protagonista eroina della storia, si inventerà per uscire dalla pericolosa situazione in cui si viene a trovare suo malgrado, e più ci prova più la situazione peggiora, fino al rush finale, davvero ad effetto.
Ad ogni modo, ho trovato in Darby un personaggio un po’ sopra le righe a volte, determinata a tutto, soprattutto a vivere, furba ed estremamente intelligente e lucida, forse anche troppo lucida considerando la situazione: da sola contro spietati criminali, isolata, senza cellulare, con zero ore di sonno all’attivo, poco caffè, una Red Bull, forse due, in corpo, zero cibo, auto fuori uso, una tempesta di neve a tremila metri d’altezza sulle Montagne Rocciose, una scelta sbagliata dietro l’altra e una bambina malata da salvare. Senza contare che in realtà anche la rapita, per l’età che ha, si dimostra eccessivamente calma e padrona della situazione… è forse un tantino troppo? Probabilmente sì, ma di certo non posso negare che tutti questi ingredienti sono stati amalgamati in maniera credibile e realistica.
La scrittura è nitida e ben calibrata, non eccede in descrizioni inutili o in ragionamenti prolissi, né, al contrario, risulta troppo stringata o concisa. Il lettore riesce, pagina dopo pagina, ad immergersi in una storia complessa ma semplice allo stesso tempo, in cui ha l’impressione di assistere ad una partita a scacchi fra i personaggi, in attesa trepidante della mossa successiva di uno o dell’altro, e il bello è che fino alla fine, alla conclusione della storia, i contendenti finiscono sempre in parità.

Cinzia Ceriani

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