Il gatto di George Simenon

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Recensione

Non è il primo libro di Simenon che leggo e devo dire che finora non mi ha mai deluso. In questo romanzo soprattutto. Chi poi lo leggerà, o lo ha già letto, potrà intuire anche l’accostamente con la frase del quadretto nella foto, una finezza molto personale. E’ una vera e propria chicca, questo libro, un breve gioiellino letterario che mi ha fatto subito empatizzare con i personaggi, con Emile in particolare, ed entrare in sintonia con i due protagonisti. Emile e Marguerite sono due anziani coniugi di seconde nozze che preferiscono, pur nelle divergenze caratteriali e di estrazione sociale, vivere insieme ma in perenne silenzio e indifferenza piuttosto che soli dopo la morte dei rispettivi primi coniugi. Unica luce nelle loro giornate buie sono i loro animali domestici, il gatto, appunto, di Emile e il pappagallo di Marguerite. E il silenzio inizia proprio con la morte di questi amati animali. Egoismo, paura della solitudine e del futuro e cinismo riempiono le pagine di questo unico e coinvolgente, un po’ amaro forse, romanzo, in cui l’autore espreime anche considerazioni opinabili su alcune categorie di persone.

 

 

Trama

Da anni, ormai, Émile e Marguerite non si rivolgono più la parola, e comunicano solo attraverso laconici, ma non per questo meno crudeli, bigliettini. Del resto, niente li predisponeva a formare una coppia armoniosa: lei è magra, pallida e impettita; lui tarchiato e sanguigno; lei ha alle spalle gli splendori di una famiglia dell’alta borghesia caduta in rovina e il ricordo di un primo marito musicista; lui viene dalla banlieue operaia, e nel suo passato ci sono le balere in riva alla Senna e una moglie allegra e polposa morta troppo presto. Lei detesta l’odore del sigaro toscano e i modi rozzi dell’uomo; lui trova irritanti le leziosità della donna. L’odio ha preso corpo in un momento preciso, quando Émile si è convinto che sia stata Marguerite a uccidergli l’amatissimo gatto – e si è vendicato sul pappagallo da lei prediletto. Un odio che da allora li lega indissolubilmente ed è diventato, come ha scritto Benoît Denis, «un sentimento puro, senza ombre e senza contaminazioni», del quale non possono fare a meno, perché è per entrambi l’unica barriera contro la morte.

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