Recensione Rosso Barocco di Max e Francesco Morini

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Chi come me ha già avuto modo di leggere gli scritti di Max e Francesco Morini ben conosce gli ingredienti alla base dei loro romanzi gialli: uno scalpitante e poco paziente ispettore di polizia milanese trasferito nella capitale, un astuto e un po’ misterioso, nonché attento ai dettagli, libraio romano con la passione per l’investigazione sempre scortato dal suo fidato collaboratore e un intricato e all’apparenza senza significato omicidio da risolvere. Il tutto condito con un pizzico di ironia, una buona dose di arte, di cui la Città Eterna ne è ricolma e stracolma, adagiato sul “letto” di una Roma indolente e un po’ indifferente, per non dire insofferente, ai personaggi eccenntrici che la vivono e che la rendono, essa stessa, un personaggio fondamentale della narrazione dei fratelli Morini, senza la quale i loro gialli perderebbero di charme e atmosfera.

Metafora culinaria a parte, Rosso Barocco (Newton Compton editore, pp. 256) è stata sicuramente una lettura piacevole, scorrevole e coincvolgente, che ha confermato l’opinione positiva che gà avevo di questi due autori, di cui lo scorso anno avevo letto Nero Caravaggio (Newton Compton, pp. 256).
Questa volta, con Rosso Barocco, Ettore Misericordia, il nostro libraio-detective che non può non ricordare Sharlock Holmes, deve compiere un salto all’indietro nel tempo di circa quattro secoli per risolvere il caso, rispolverare l’antica rivalità tra due dei più importanti architetti barocchi di Roma, Bernini e Borromini, e stringere una sorta di alleanza con un anziano e ricco architetto d’estrazione fascista.
Tutti elementi che, detto così, sembrano non avere alcun legame fra di loro, invece qui sta la bravura degli autori che sono riusciti, senza annoiare mai, ad amalgamarli e a fonderli insieme, dando vita ad una storia intrigante e ben congeniata, e che ho sicuramente apprezzato di più rispetto alla precedente.
Non è facile scrivere dei buoni gialli, che siano ben “architettati”, per rimanere in tema, e non siano prevedibili (cosa che purtroppo spesso accade), che siano leggeri ma non superficiali e loro, i fratelli Morini, ce l’hanno fatta, hanno colto nel segno, questa volta più della precedente.
Un ottimo giallo per un’estate bizzarra (per fortuna senza eccessivi giorni di afa). Consigliato.Cinzia Ceriani
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