Recensione: Aurora nel buio di Barbara Baraldi

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Ciò che mi è piaciuto di più di Aurora nel buio (Giunti editore, pp. 528) di Barbara Baraldi è il fatto che pur essendo un thriller italiano, per ambientazione, personaggi e autrice, in esso non ho riscontrato tutti quegli stereotipi, quei cliché linguistici, quelle inflessioni dialettali, quegli atteggiamenti e comportamenti tipici degli abitanti della nostra penisola che si riscontrano invece in altri autori di questo genere, o comunque di chi ambienta le proprie storie nella nostra terra.

Alcuni lettori ritengono che siano piacevoli queste scelte narrative perché in un qualche modo riflettono il nostro essere, io invece sono convinta che rendano un romanzo poco universale, in cui difficilmente tutti, da nord a sud e da est a ovest, possano riconoscersi, prefisco, infatti, quelcosa di più neutrale, seppur contestualizzato per luoghi e modo di vivere. È per questo che non amo gli autori italiani, per lo meno alcuni.
Con Aurora nel buio il timore che nutirvo di dovermi scontrare con “le italianità”, chiamiamole così, è stato per fortuna scongiurato.
Aurora è un personaggio, una donna forte e determinata che, nonostante le pericolose ombre e i terribili incubi che popolano la sua mente, crede fermamente in se stessa e non è disposta a scendere a compromessi con niente e nessuno.
La storia che vive e ci racconta è ben costruita e congeniata, è intrigante e suggestiva.
Non credo sia stato facile ideare una mentalità così complessa come quella del killer dei chiodi, inquietante e interessante al contempo, anche se forse, e dico forse, un po’ forzata sul cambio d’identità.
Mi è piaciuto meno l’interludio storico che spiega, ai tempi dell’inquisizione, come è nato e perché il modus operandi del killer. Ho trovato questa parte sinceramente superflua, poco utile e che non conferisce niente alla storia. L’unico effetto che sortisce è quello di rallentare il ritmo narrativo, interrompere l’alto livello di suspance e adrenalina.
In sintesi, il libro mi è piaciuto molto, ho apprezzato lo stile e il contenuto e credo anche che ne leggerò il seguito, la seconda indagine del vice ispettore Scalviati. Lo consiglio a chi ama il genere, a chi, come me, cerca autori italiani scevri dai cliché e a chi ama sentire l’adrenalina scorrere nelle vene.

Cinzia Ceriani

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