La madre perfetta di Gin Philips

madre

Recensione

Ad essere onesta sono un po’ incerta su questo romanzo. Intanto non riesco a classificarlo, se thriller o narrativa, a tratti è uno e a tratti è l’altro. E’ un romanzo molto introspettivo, da un certo punto di vista, che mostra come situazioni estreme portano le persone, in particolare le madri, a gesti estremi ed egoistici, risvegliando non solo l’istinto materno di proteggere i propri figli, che schizza alle stelle, ma anche quello della sopravvivenza, in maniera feroce e aggressiva. Tuttavia, alcuni comportamenti della protagonista non solo non li ho compresi, non ho trovato un senso in essi, ma mi sono parsi addirittura assurdi. Così, giusto per fare un esempio: chi, durante un attentato, getterebbe via il proprio cellulare, funzionante e che gli consente di comunicare facilmente con l’esterno solo perché lo ritiene inutile e addirittura controproducente? E dove lo lancia poi? Nella direzione dei killer, rischiando anche di svelare il suo nascondiglio. Da un mio personale punto di vista, la storia è regge perché appesa ad un filo, quello dell’attentato, appunto, e quello dell’adrenalina e della suspense che riempie instancabilmente ogni singola pagina del romanzo, il rimanente, il motivo della strage, le motivazioni che portano i killer a compiere l’attentato (ragazzini annoiati, si accenna), l’intervento della polizia, a mio avviso è poco credibile, per non parlare poi del finale banale e sbrigativo.

 

 

Trama

È un pomeriggio come molti altri, e Joan, dopo essere andata a prendere Lincoln all’asilo, come sempre s’inventa qualcosa per far passare più in fretta il pomeriggio.
Il museo della scienza, la biblioteca, lo zoo. Oggi la scelta cade su quest’ultimo. È la passione di Lincoln, stare sulla sabbia nella Fossa dei Dinosauri e inscenare battaglie e avventure, cattivi contro buoni, vita contro morte. Joan lo guarda e intanto pensa che se li ricorderà, questi pomeriggi col peso di suo figlio sulle ginocchia e intorno una sensazione che somiglia all’euforia.
Intanto le ore passano e presto è l’imbrunire. Lo zoo sta per chiudere. Gli animali vanno a dormire. Ma i loro versi non sono l’unica cosa che si sente. All’improvviso, nell’aria immobile, c’è un rumore secco. Uno schiocco, seguito da un altro subito dopo. Sembrano palloncini che scoppiano. Invece sono spari.
E in un momento, tutte le paure più remote diventano concrete: il terrore per il suo bambino, la paura di perderlo. Lo zoo è in mano ai terroristi, con dentro tutti gli animali, e Joan, col suo bambino di quattro anni, dovrà nascondersi, e allo stesso tempo preservare suo figlio da tutto ciò che li aspetta, fargli credere che si tratti solo di un gioco.
Perché essere madre è anche vedere il mondo con gli occhi dell’unica creatura al mondo che sarà per sempre parte di te.

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