Libri che… per quanto ci provi (anche più volte) non riesco mai ad arrivare alla fine

Eccomi qui, questo lunedì a parlarvi dei quattro classici (i miei quattro crucci) che, per quanto mi sia impegnata, li ho iniziati più volte cercando di immedesimarmi, proseguire e non lasciarmi distrarre, senza mai, e dico mai, riuscita ad arrivare alla fine. Perché? Non lo so. I motivi credo siano vari: pesantezza narrativa, eccessive descrizioni, lentezza… a volte, come nel caso del primo libro che incontrerete qui sotto, anche per “confusione narrativa”, ad un certo punto della lettura, infatti, mi accorgevo di essermi persa. Ho abbandonato gli autori dei libri che citerò? Certo che no! Semplicemente ho scelto di leggere altre loro opere, magari minori o meno impegnative.

 

ULISSE DI JAMES JOYCE

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Mi è stato regalato da una mia amica qualche anno fa, dopo che come una disperata continuavo a parlarne e a dire quanto sarebbe stato bello per me poterlo leggere. Ebbene. Ho iniziato e abbandonato questo libro dopo le prime sessanta pagine per ben cinque, e dico cinque, volte e a distanza di tempo. Cosa mi obbliga a lasciarlo? La “confusione”, come dicevo sopra. Arrivo ad un certo punto e mi perdo. Non capisco più di cosa o di chi si sta parlando e non ne capisco il motivo… ma continuerò a provare e riprovare, la speranza in fondo è sempre l’ultima a morire.

 

DELITTO E CASTIGO DI FEDOR DOSTOEVSKIJ

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Ecco qui un altro mio punto dolente. Forse è dipeso dal fatto che ho cercato di leggerlo quando ero ancora troppo giovane per comprenderlo appieno, o forse perché ogni volta che tentavo di iniziarlo non ero nello stato d’animo adatto, fatto sta che Delitto e Castigo l’ho iniziato e abbandonato due volte. Lo trovavo lento, noioso e “lontano” da me… bha… riproveremo? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

GUERRA E PACE DI LEV TOLSTOJ

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Due su quattro sono autori russi, vero, e in effetti i grandi classici russi spesso risultano un po’ ostici da digerire e credo che Tolstoj, così come Dostoevskij, siano autori da affrontare a piccoli passi, partendo magari da opere minori prima di buttarsi sulle grandi opere… ed è quello che sto facendo da qualche tempo. Guerra e Pace è un “romanzone” che va, a mio avviso, affrontato con i giusti modi e un adeguato stato d’animo, cosa che probabilmente io per ben due volte non ho avuto e che mi ha costretto ad abbandonarne la lettura dopo le prime cento pagine.

 

I MISERABILI DI VICTOR HUGO

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Per quanto abbia amato e divorato altri grandi classici di questo autore (Ultimo giorno di un condannato a morte e Notre Dame de Paris), con I Miserabili non c’è niente da fare. Jean Valjean, Cosette e Fantine non riescono a farmi innamorare del tutto di questa pietra miliare della letteratura francese e, come accade con l’Ulisse, ad un certo punto mi perdo… probabilmente è colpa mia, è fuor di dubbio. Riproveremo… vedremo, perché in realtà la voglia di leggerlo c’è, eccome!

 

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