Recensione: Chi è senza peccato? di Paola Totis

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Trattare l’argomento principale di questo libro con tatto e delicatezza non è di certo stata cosa semplice per l’autrice. E, posso scommetterci, alcuni arricceranno il naso, altri faranno finta di niente o neppure lo leggeranno, ed altri ancora etichetteranno, romanzo e autrice, in tutti i modi in cui farà comodo loro, in base alle proprie convinzioni, a quanto infastidiscano certe verità, a quanto ci guadagnano, anche idealmente, e a che profondità la loro testa è seppellita sotto la sabbia dell’ipocrisia, della manipolazione e dell’ignoranza, voluta e indotta.
Chiesa e pedofilia è un binomio che purtroppo è andato, va e sempre andrà a braccetto, così come altri oscuri binomi (Chiesa e violenza – Chiesa e potere – Chiesa e denaro, ecc), e in Chi è senza peccato? (Edizioni Giorgione, pp. 185) della friulana Paola Totis si è forse compiuto un passetto in più verso la “messa in piazza” di tale duetto. E’ vero, in tv e sui giornali se ne parla, ma non così spesso come si dovrebbe e farlo approdare nella narrativa commerciale è qualcosa di non nuovo, né raro, ma comunque diverso, fruibile e democratico, ma non sufficiente. C’è ancora molta reticenza a parlare di questo argomento liberamente e spesso si fa fatica a concedergli spazi e opportunità, ma ho sicuramente apprezzato il fatto che all’argomento, più che alla solita forma del saggio o dell’inchiesta giornalistica, che per quanto lodevoli lasciano comunque il tempo che trovano, si è scelto di conferirgli la forma del romanzo: meno impegnativo da leggere e più vicina alle persone, di qualunque tipo, anche a quelle che non sono proprio lettori incalliti.
Considerando però il punto di vista della narrazione, mi sarebbe piaciuto che fossero maggiormente approfondite le conseguenze psicologiche, e anche fisiche, riportate dalle tre protagoniste, vittime ormai adulte del pedofilo con il collarino bianco e il rosario in mano. Ci sono, vengono descritte e ben delineate, le conseguenze protrattesi negli anni, ma manca quella giusta ed equilibrata “pesantezza” che riesce a colpire al cuore di chi legge inducendolo alla riflessione, quel dardo scagliato che non può non andare a segno. Così, come sono state rese dall’autrice, sono comunque presenti ma sono “semplici”, limitate a mero racconto di un disagio spiegato in maniera blanda.
Altro elemento che ho gradito, infine, parecchio è stato l’inserimento di nozioni storiche su alcuni aspetti religiosi, perché è giusto che la gente sappia e inizi ad informarsi, e la descrizione di luoghi e ambientazioni vicentine.

Cinzia Ceriani

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